Diocesi: Macerata, nota sulla vicenda dei monaci cistercensi dell’abbazia di Fiastra

Stava diventando fonte di “false illazioni” e motivo di “voci infondate”, nella diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, la vicenda legata alla partenza dei monaci Cistercensi dell’abbazia di Fiastra divenuta, dopo il sisma del 2016 che ha costretto la chiusura forzata della cattedrale di San Giuliano, punto di riferimento per le celebrazioni di tutte le Unità pastorali. E dunque, di comune accordo, il vescovo Nazzareno Marconi e Giuseppe Sposetti, presidente della Fondazione Giustiniani-Bandini, tramite una nota congiunta a mezzo stampa hanno ritenuto doveroso comunicare “con verità quanto è documentato”. “Né la diocesi, né la Fondazione, né altre realtà religiose locali hanno agito per far partire i Monaci, anzi è ben documentabile l’impegno di tutti, e soprattutto del vescovo e dei suoi collaboratori, per scongiurare questa partenza”, si legge nel testo. A quanto risulta, infatti, i monaci Cistercensi di Fiastra sono parte di una delle Congregazioni di Monasteri in cui si suddivide l’Ordine Cistercense, e precisamente quella di San Bernardo in Italia, che ha il proprio monastero principale nella Chiaravalle di Milano. Tale Congregazione “è stata commissariata dal Santo Padre Benedetto XVI nel 2012, affidandola all’abate generale dom Mauro Giuseppe Lepori che governa tutti i Cistercensi nel mondo, per una riorganizzazione strutturale e una migliore formazione spirituale di monaci e novizi”. È notizia ufficiale inoltre che, durante questo commissariamento, “sono stati chiusi due monasteri: Santa Croce in Gerusalemme a Roma e Tiglieto in Liguria”. Nello specifico, riguardo alla situazione di Fiastra “sia l’abate generale con il suo Consiglio, sia l’abate di Chiaravalle di Milano, con il suo Capitolo, hanno deciso concordemente di sospendere per un anno la presenza della comunità dei monaci, trasferendo i religiosi stessi e i novizi a Milano, per una adeguata formazione e riorganizzazione della vita dello stesso monastero, ma di non chiudere il monastero stesso”.

Una decisione (che dipende solo dalle autorità dell’Ordine, stabilite dal Pontefice) di cui mons. Marconi è stato informato solo nei giorni scorsi. Pertanto, alla luce dell’inevitabile trasferimento “l’abate generale chiede alla diocesi di istituire una amministrazione provvisoria della parrocchia e della chiesa dell’abbazia, che si curi anche della custodia del monastero, in attesa del loro ritorno”. Nel frattempo, la Fondazione Giustiniani-Bandini garantisce che “continuerà a impegnarsi per il restauro ed il miglioramento di tutta la struttura danneggiata dal terremoto, come ha fatto con impegno e con affetto verso i monaci in tutti questi anni”. Nonostante la delicata situazione attuale, che vede in tutto il territorio diocesano numerose chiese ed edifici parrocchiali ancora inagibili a causa delle scosse, e in attesa dei necessari passaggi burocratici per la ricostruzione, nonché una mancanza oggettiva di sacerdoti a seguito di lutti e spostamenti, “il vescovo e la diocesi di Macerata sono comunque decisi nel continuare a collaborare al meglio con l’abate generale nominato dal Papa e con gli stessi monaci per velocizzare il più possibile il ritorno e la ripresa della vita monastica a Fiastra”.

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