Comunicazione: card. Bagnasco (Ccee), serve una bonifica intellettuale, rispetto alla qualità della vita c’è ambiguità

“Veicolare la bellezza della trascendenza della persona, capovolgere la concezione dei legami e insistere nell’elogio della fragilità”. Sono queste le “stelle polari” che dovrebbero guidare gli operatori della comunicazione, in particolare quelli che lavorano nell’ambito della Chiesa. Ad indicarle è stato il card. Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi europei (Ccee), che nel pomeriggio ha aperto l’incontro degli addetti stampa e portavoce delle Conferenze Episcopali d’Europa, che si tiene a Roma fino a giovedì. “L’informazione deve trasformarsi in formazione e deve favorire l’opera educativa delle persone e dei popoli”, ha ricordato il card. Bagnasco sottolineando che occorre “annunciare Cristo e promuovere una bonifica intellettuale, frantumando le durezze, i pregiudizi, le abitudini mentali, una certa lettura di Dio, della Chiesa e dell’uomo”.
Oggi “domina una cultura che tende a slegare, in nome dell’autonomia assoluta. Il legame è avvertito, in modo indotto, come la negazione della libertà”, ha rilevato il presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee), invitando “a capovolgere questa concezione dei legami”. Secondo il card. Bagnasco è necessario inoltre “veicolare nell’opinione pubblica la vera qualità della vita che non corrisponde all’autosufficienza o all’efficienza, ma al vivere dentro le relazioni”. Rispetto alla qualità della vita, ha denunciato infatti, “esiste un’ambiguità mortale”. “Tutto ciò che è fragilità psichica, sociale, disabilità, dolore e morte – ha spiegato – viene colto come condanna e non nella sua caratteristica di dono”. Ecco perché è fondamentale una comunicazione che sappia far passare “da una visione negativa di sventura ad una occasione che porta con sé dei doni”.

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