Accademia dei Lincei: Maffei, “viviamo una bulimia dei consumi e un’anoressia dei valori”

“Viviamo una bulimia dei consumi e un’anoressia dei valori”. Lo ha affermato questa mattina il neurologo Lamberto Maffei, che in occasione della chiusura dell’anno accademico all’Accademia dei Lincei, ha offerto un’articolata riflessione sul tema “Ambiente e cervello: un dialogo continuo”. Maffei ha dimostrato a più riprese come “ambiente e cervello sono uniti da un matrimonio indissolubile, senza possibilità di divorzio: l’ambiente è l’insieme di stimoli che il cervello riceve dal mondo in cui vive e un cervello senza stimoli è praticamente in coma”. Ha ricordato, inoltre, come nei primi anni di vita di una persona, quando la plasticità (ossia, il dialogo interattivo tra cervello e ambiente) è particolarmente alta: per questa ragione “grande – ha affermato – è la responsabilità delle istituzioni educative, a cui è richiesta una profonda coscienza morale”. Pur avendo ciascun individuo caratteristiche uniche, il genere umano è caratterizzato da somiglianze, che accomunano il cervello di ognuno di noi. Un cervello “comune a tutti”, che Maffei definisce “collettivo”, “è verosimilmente la base strutturale di molte nostre proprietà, compresa la comunicazione verbale e quella mimica delle emozioni”.
“Non si può, tuttavia, sottovalutare il rischio che lo sviluppo dei social media moderni, quali Facebook, Twitter e la televisione – ha osservato Maffei –, diffondendo messaggi uguali a grandi moltitudini di persone, tenda a fare aumentare il cervello collettivo, oltre il grado richiesto per la socialità all’interno della specie. Mangiamo tutti la stessa ‘pappa’ sensoriale e culturale e sviluppiamo quindi strutture cerebrali simili. Ci adoperiamo con zelo diligente per limitare il nostro potenziale biologico di libertà in cambio di facilitazioni non indifferenti per la vita e lo sviluppo del gruppo e in generale per le interazioni sociali”. In questo contesto, “i mezzi di comunicazione e la globalizzazione, che ne è in parte conseguenza, hanno certamente influito sul nostro comportamento sempre più condizionato da una spinta alle decisioni rapide in una corsa che non lascia più tempo per ascoltare, colloquiare e forse neanche per riflettere e pensare e certamente non c’è più tempo per occuparsi del prossimo”, ha ricordato il neurologo. “Il vero pericolo – ha detto – è che il cervello perda il suo compito di analizzatore critico e sia plasmato da quei messaggi mediatici pilotati che indicano il consumo come un bene per l’umanità e lasciano credere che uccidere possa essere anche permesso. Il mercato è diventato il dio laico dei nostri tempi producendo quello che ho chiamato una bulimia dei consumi e un’anoressia dei valori”.

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