Alzheimer: “Train the Brain”, miglioramento cognitivo in 80% pazienti coinvolti. Diffondere cultura prevenzione

Duecento soggetti coinvolti per quattro anni (2010 – 2014) nella sperimentazione dopo essere stati divisi in due gruppi casuali, metà sottoposti al protocollo innovativo “Train the Brain” contro l’invecchiamento della mente, metà che ha continuato la vita normale per poter valutare le differenze al termine del trattamento. A raccontare in un’intervista al Sir sviluppo e risultati della sperimentazione è l’ideatore del progetto, il neurofisiologo Lamberto Maffei. “L’80% dei pazienti che ha partecipato mostra un significativo miglioramento cognitivo – del restante 20% la stragrande maggioranza è stabile e solo due sono peggiorati. I soggetti non sottoposti al trattamento presentano invece, nello stesso arco di tempo, un peggioramento rilevante. I trattamenti hanno fatto registrare nei pazienti che hanno partecipato anche variazioni della funzionalità cerebrale e vascolare, tra cui un aumento dell’afflusso sanguigno nel cervello e una miglior risposta cerebrale a compiti impegnativi”. Ma il progetto, assicura, “è utile come prevenzione anche alle persone sane e a quelle che non presentano sintomi ma che dopo i 50 – 55 anni potrebbero essere a rischio”. Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione Igea che si occupa della sua applicazione e diffusione, sottolinea l’importanza di rendere “il protocollo disponibile a tutte le persone che possano averne bisogno” ma soprattutto di “diffondere la cultura della prevenzione” creando anzitutto nuovi centri di applicazione come quello recentemente realizzato su iniziativa della Fondazione presso l’Università La Sapienza di Roma. Anzidei riferisce anche dell’avvio del progetto in Sardegna. “Siamo abituati a fare controlli dall’ortopedico, dall’oculista, dal dermatologo… ma non controlliamo mai il cervello che è l’organo più importante. Con una campagna di informazione e prevenzione – conclude – si potrebbero viceversa individuare molti casi di persone a rischio e aiutarli a contrastare e ritardare la malattia quando si è ancora in tempo”.

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