Alzheimer: il protocollo “Train the Brain” per prevenirlo o rallentarlo

Un progetto innovativo, una sorta di palestra mentale per prevenire o almeno rallentare lo sviluppo dell’Alzheimer, patologia “silente”, inizialmente priva di sintomi ma che può lavorare anche per 15-20 anni distruggendo progressivamente e irreversibilmente i neuroni e quando appaiono i primi segnali è troppo tardi. Si tratta di “Train the Brain” (Allena il cervello). Ad illustrarlo in un’intervista al Sir è il suo ideatore, il neurofisiologo Lamberto Maffei, presidente emerito dell’Accademia nazionale dei lincei e con un’esperienza di lavoro al fianco della scienziata Rita Levi Montalcini. Oggi l’Alzheimer colpisce 47 milioni di persone nel mondo – secondo il World Alzheimer Report 2015 saranno 131,5 milioni nel 2050 – e in Italia sono circa 600mila (ma il totale delle persone colpite da demenza è il doppio).  Il protocollo, applicato e diffuso dalla Fondazione Igea, è stato sperimentato per quattro anni (2010-2014) presso il  Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con l’Università di Pisa, e i risultati sono stati pubblicati su Nature. “Train the Brain” non è invasivo e “non prevede impiego di farmaci – spiega Maffei -: si basa sulla plasticità del cervello, ossia la capacità dei circuiti neuronali e delle sinapsi di adattarsi agli stimoli e quindi anche ai cambiamenti causati dalle patologie incipienti o dall’invecchiamento, che possono essere controbilanciati. Per ottenere questo benefico adattamento è necessario stimolare il cervello. A questo fine il protocollo prevede, sotto il controllo di medici neurologi e psicologi, controlli clinici, attività cognitive, razionali, logiche, mnemoniche, creative ed emozionali, accompagnate con attività fisiche per migliorare la circolazione del sangue e quindi anche l’afflusso al cervello”.

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