Nave Aquarius: Grande (Caritas Valencia), “siamo pionieri della carità. La nostra forza è l’integrazione sociale”

In primo piano: Nacho Grande, direttore Caritas spagnola. Foto: Alberto Saiz

(da Valencia) – C’è riservatezza alla Caritas di Valencia sui luoghi dove verranno ospitati i migranti della nave Aquarius, per tutelarne la privacy e per motivi di sicurezza. In occasione dell’arrivo dei migranti dell’Aquarius si è deciso di ampliare anche il personale e le abitazioni da mettere a disposizione. Ma la vera forza qui è il modello di integrazione sociale, tutto orientato a rendere le persone autonome. Con i suoi 6.000 volontari è la più grande Caritas diocesana in Spagna. A Valencia è stato fondato il primo orfanotrofio del mondo e nel ‘400 il primo centro per persone con disagio mentale. La patrona della città, non a caso, è la Virgen de los desemparados, ossia delle persone senza fissa dimora. Solamente lo scorso anno sono stati assistiti 25.000 migranti, anche se in transito o per brevi periodi, attraverso 439 Caritas parrocchiali, 69 collegi scolastici diocesani, case famiglia e tanti servizi e progetti innovativi. Il 48% degli “utenti” Caritas sono stranieri. “Assistere le persone per noi significa curare tutte le dimensioni: accompagnamento, vicinanza, consulenza giuridica, orientamento al lavoro, assistenza materiale, umana e spirituale”, precisa al Sir Nacho Grande, direttore della Caritas di Valencia. Al momento hanno case famiglia con 38 richiedenti asilo e altri 45 migranti sin papeles, senza documenti.  “Cerchiamo di aiutarli a regolarizzare la loro posizione”.  La maggioranza arrivano dal Marocco e dall’Algeria e attraversano lo stretto di Gibilterra con imbarcazioni di fortuna. Approdano alla cosiddetta “frontiera Sud”, le coste andaluse, poi si muovono verso est attraverso altre città spagnole fino ad arrivare a Valencia. Altri arrivano da nord. Nei primi 6 mesi del 2018 ne sono arrivati più di 14.000, il 50% in più dello scorso anno (dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – Unhcr), segno che le rotte stanno di nuovo cambiando.  C’è però anche una migrazione al contrario, con migranti dall’America Latina e dai Paesi dell’Est Europa che tornano a casa perché non trovano più lavoro nell’agricoltura o nei servizi. “La diocesi è stata sempre pioniera e creativa nell’esercizio della carità – spiega il direttore Caritas -. Non esiste una vocazione così nel resto della Spagna, e segna in maniera molto chiara la linea di azione della nostra Chiesa: l’attenzione ai senza dimora, ossia a chi è escluso da qualsiasi tipo di aiuto. In questo caso i migranti che per noi sono una priorità”.

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