Corruzione: don Ciotti (Libera), “è furto di bene comune e di speranza”

“Una società corrotta è una società dove non esiste più il bene comune, dove il diritto di tutti diventa privilegio di pochi”. Lo ha ricordato don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, che ha definito la corruzione come “un furto di bene comune e di speranza”. Le “ultime vicende” hanno dimostrato che la corruzione “non è solo il denaro” ma è tutto quello che si traduce in “favori, raccomandazioni, furbizie e privilegi”, ha sottolineato don Ciotti che oggi ha tenuto la “lectio magistralis” alla cerimonia di chiusura della seconda edizione del master Anticorruzione promosso dalla Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata. “La corruzione – ha spiegato – è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in nome del denaro, che si trasforma da mezzo a fine. È lo strumento per accrescere il potere di pochi a scapito della dignità e della libertà degli altri”. Non solo: “strozza in guanti bianchi, imprigiona la libertà, è lo strumento di potere più diffuso sia sul piano legale sia su quello criminale”. Secondo il fondatore di Libera, infatti, “la corruzione è il surrogato più diffuso della violenza diretta che è troppo rischiosa, è un modo ipocrita ed efficace di fare il male”.
“Ci sono diverse forme di corruzione che erodono il tessuto sociale e c’è una falsa coscienza che le minimizza e le giustifica”, ha denunciato don Ciotti chiarendo che “la prima corruzione è quella delle coscienze”. “Una coscienza viva, che si interroga, si terrà sempre distante da comportamenti corrotti”, ha osservato il sacerdote evidenziando che “la complicità tra corrotti e corruttori non serve solo a coprire un reato, ma a ridimensionarlo, a derubricarlo a malcostume comune, a debolezza umana”.

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