Rifugiati: Norwegian Refugee Council, “nel 2017 in Turchia, Bangladesh e Uganda la metà dei 3,6 milioni di nuovi rifugiati”

Sono 68,5 milioni, vale a dire l’equivalente della popolazione del Regno Unito, le persone sfollate in tutto il mondo a causa di conflitti, violenze e persecuzioni, secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati. Mai prima d’ora il mondo aveva registrato un numero così grande di sfollati. Quaranta milioni di persone sono sfollate all’interno dei loro paesi e altri 28,5 milioni hanno attraversato un confine e sono diventati rifugiati. I numeri vengono riportati oggi dal Norwegian Refugee Council (Nrc), che per bocca del suo segretario generale, Jan Egeland, riferisce che “Turchia, Bangladesh e Uganda, sono i tre Paesi che nel 2017 hanno accolto la metà dei 3,6 milioni dei nuovi rifugiati. La Turchia ne ha ricevuti il 20%, circa 700.000 persone. Attualmente ospita oltre 3,8 milioni di rifugiati, molti dei quali provenienti dalla Siria. Il Bangladesh ha accolto il 18% e l’Uganda il 15%, segue il Sudan con il 14% dei rifugiati. Nel 2017 sono stati 667mila quelli rientrati nei loro Paesi, di questi 283 mila solo in Nigeria. In confronto, il resto dell’Europa ha accolto lo scorso anno circa mezzo milione di profughi, mentre gli Stati Uniti ne hanno ricevuti circa 60.000”. Cifre che fanno dire a Egeland che “la responsabilità internazionale verso gli sfollati è completamente crollata: i paesi ricchi costruiscono muri contro le famiglie in fuga dalla guerra, mentre meno denaro è disponibile per gli aiuti alle persone nelle aree di conflitto”. Ne è un chiaro esempio la vicenda della nave Aquarius con i suoi 629 rifugiati e migranti cui è stato negato l’ingresso nei porti italiani. “Quando così pochi richiedenti asilo arrivano in Europa e negli Stati Uniti – sottolinea il Segretario generale – abbiamo la responsabilità di incrementare il nostro sostegno a quei paesi meno ricchi che attualmente ospitano un gran numero di rifugiati, come il Bangladesh, il Libano e l’Uganda, e aumentare il numero di persone che riceviamo per il reinsediamento. La rete di sicurezza che abbiamo messo in atto dopo la Seconda Guerra mondiale e che ha fornito protezione a milioni di rifugiati è ora sostenuta da un numero sempre più ristretto di Paesi. Se questi paesi non riceveranno un sostegno sufficiente, l’intero sistema di protezione si dissolverà. Se ciò dovesse accadere questo avrebbe conseguenze drammatiche non solo per le persone colpite, ma anche per la stabilità e la sicurezza in molte parti del mondo”. A maggio 2018, si legge nella nota del Nrc, l’Uganda ha ricevuto solo il 7% del denaro necessario all’Onu e ad altre organizzazioni per aiutare il gran numero di rifugiati provenienti dal Sud Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo. In Bangladesh la cifra si attesta intorno al 20%.

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