Def 2018: le richieste della maggioranza al governo

Evitare l’aumento dell’Iva, che in assenza di interventi finanziari per oltre 12 miliardi scatterebbe in automatico, e attuare il programma esposto dal presidente del Consiglio in Parlamento. Questo il senso dell’intervento del relatore di maggioranza, Federico d’Incà (M5S), nel dibattito alla Camera sul Documento di economia e finanza (Def), l’atto che definisce le coordinate generali della futura legge di bilancio e su cui entrambi i rami del Parlamento si devono esprimere con risoluzioni. L’attesa era tutta per la posizione della nuova maggioranza, in quanto il Def in esame è stato varato a suo tempo dal governo Gentiloni che, nella lunga fase di formazione del nuovo esecutivo, si era limitato a fotografare la situazione e le tendenze in atto. A fronte di questo Def, ha detto d’Incà nel suo intervento, la maggioranza impegna il nuovo governo “a presentare al Consiglio europeo e alla Commissione europea il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, formulati in armonia con l’indirizzo politico-economico emerso dal programma di governo presentato in Parlamento per la fiducia; ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e delle accise su benzina e gasolio; ad individuare misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio e riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”.
“Per adempiere agli impegni suddetti – ha sottolineato il relatore di maggioranza – sarà d’obbligo impostare in Europa un dialogo nuovo nelle sedi opportune, così da ottenere regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive. Prioritario è il superamento della logica contenuta nel cosiddetto Fiscal compact, la cui integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurare assolutamente”.

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