Migranti: famiglia De Santis, ospitare Korkiss ci ha aiutato a superare pregiudizi e ci ha dato più forza

foto SIR/Marco Calvarese

“È stata un’esperienza costruttiva: lui ha dato molto a me e penso di aver dato anche io qualcosa a lui”. Mentre Tommaso, 18 anni, parla, Korkiss, 23 anni, annuisce e sorride. Sono ormai “fratelli” anche se hanno la pelle di colore diverso e storie totalmente differenti. Korkiss Diallo viene dalla Costa D’Avorio: la guerra lo costringe a scappare nel 2011, vorrebbe andare in Guinea o in Marocco ma non riesce e, dopo aver attraversato diversi Paesi africani, finisce in Libia dove viene imprigionato per tre mesi. Decide di imbarcarsi. “Se avessi saputo che tipo di viaggio avrei dovuto affrontare, non sarei mai partito”, confida Korkiss, salvato in acque italiane dopo una settimana di navigazione. Arriva in Sardegna e poi Roma, prima in un centro Caritas e infine a casa De Santis, con mamma Raffaella, papà Massimiliano e i due giovani Tommaso e Lavinia, che hanno aderito al progetto “Rifugiato a casa mia”. “Mi hanno trattato come un figlio, sono stato benissimo”, dice Korkiss. “Siamo molto uniti e questo legame non è finito nemmeno adesso che lui non sta più stabilmente da noi”, racconta Tommaso facendo riferimento al fatto che Korkiss adesso lavora stagionalmente in Trentino come pizzaiolo (ha conseguito il titolo al termine di un corso) e quando torna a Roma vive con un amico. “Averlo accolto ci ha aiutato a contrastare la paura e l’indifferenza, due malattie della nostra società, ci ha dato più forza e più fiducia”, ha detto papà Massimiliano. “Abbiamo voluto dare una risposta agli appelli del Papa”, ha aggiunto Raffaella che si dice “preoccupata” per le dichiarazioni politiche in tema di migranti.

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