Enti ecclesiastici: mons. Galantino, “no a criminalizzare condizioni di debolezza in sé a prescindere dai comportamenti”

“Oggi sembrano farsi avanti concezioni individualistiche e privatistiche che di fatto rischiano di lasciare indietro i più deboli con il pericolo di criminalizzare le condizioni di debolezza in sé, prima e a prescindere dai comportamenti: una realtà su cui dobbiamo vigilare”. A lanciare il monito è mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel saluto al convegno “Enti ecclesiastici e riforma del Terzo settore” promosso oggi dal Centro studi sugli enti ecclesiastici e sugli altri enti senza fini di lucro (Cesen) dell’Università Cattolica di Roma che ospita l’iniziativa.
“La Cei – spiega il segretario – è particolarmente attenta e interessata a questo tema specifico. Mi sembra siamo in presenza di una riforma organica che intende ripensare la disciplina di un mondo vitale per la nostra convivenza nel quale i nostri enti svolgono da sempre un ruolo di particolare rilievo. Dalla sanità alla scuola, dall’assistenza ai servizi sociali, dall’attività di promozione culturale a quelle di promozione del turismo religioso”. Per Galantino “non vi è settore di welfare in cui non siano presenti le nostre realtà. Una presenza oggi tanto più preziosa quanto più si manifesta la crisi dello Stato sociale e mentre qualcuno fa sempre di più perché queste nostre realtà vengano spinte ai margini anche se questo momento di crisi dello Stato sociale rende più preziosa questa presenza”.
Di qui l’invito a vigilare affinché i più deboli non rimangano indietro e “le condizioni di debolezza in sé, prima e a prescindere dai comportamenti” non vengano criminalizzate. “Dobbiamo valutare rischi e opportunità di questa nuova disciplina coniugando carisma e missione delle nostre organizzazioni con il mutato clima normativo – conclude Galantino -. In questa prospettiva la raccomandazione è lavorare insieme, camminare insieme mettendo insieme le energie con più lealtà e maggiore sinergia ed evitando i navigatori solitari, quelli che hanno la mania di essere sempre i primi”. Solo così “riusciremo ad aiutarci e a mantenere lo sguardo fisso agli obiettivi, nel rispetto di quello che sono i nostri enti”.

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