Amianto: Ona, 6.000 decessi nel 2017 per malattie asbesto-correlate. “Confermato il trend in aumento”

A causa di malattie causate dall’esposizione all’amianto “solo in Italia, ogni anno, perdono la vita non meno di 6.000 persone, e tale trend è destinato ad aumentare per i prossimi anni, fino a raggiungere il picco massimo tra il 2025 e il 2030, per poi iniziare una lenta decrescita”. Le stime dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) per il 2017, “confermano il trend in aumento, sia in ordine alle diagnosi, che, purtroppo, per i decessi”. In particolare nell’ultimo anno 1.900 nuovi casi di mesotelioma e 1.800 decessi, 3.500 decessi per tumori del polmone causati dall’amianto e 600 decessi per asbestosi. Sono alcuni dei dati contenuti nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia” presentato questa mattina a Roma per iniziativa dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona). Tra i numeri contenuti nel volume, anche quelli relativi all’amianto ancora da bonificare in Italia: 32 milioni di tonnellate (di cui almeno 36,5 milioni di metri quadrati di coperture) di amianto compatto e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. I siti industriali contaminati “con notevole presenza di materiali di amianto” sono circa 50mila mentre gli edifici (pubblici e privati) sono 1 milione. Altri dati riguardano scuole (non meno di 2.400 quelle con presenza di amianto), biblioteche ed edifici culturali (almeno 1.000), ospedali (250, ma la mappatura è ancora in corso), rete idrica (l’Ona stima 300mila chilometri di tubature) e siti di interesse nazionali (40 di cui 10 solo con amianto come Fibronit di Broni e Bari ed Eternit di Casale Monferrato). “Le Regioni e le Asl – si legge nel volume – ne hanno invece censiti soltanto 370.000” mentre “sono stati bonificati soltanto 6.869 edifici, su un totale sottostimato di 265.213, tra edifici pubblici e privati”. Secondo Ezio Bonanni, autore del “libro bianco” e presidente di Ona, “questi ritardi determinano la perdurante esposizione ambientale e lavorativa, a polveri e fibre di amianto, ancora a 26 anni dall’entrata in vigore della legge 257/92” prolungando la “strage di lavoratori e cittadini”.

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