Afghanistan: padre Scalese (Kabul), “la tregua è un fatto straordinario e motivo di speranza”

“Un fatto straordinario, nonostante gli attentati che pure si sono verificati. E questo è sicuramente un motivo di grande speranza. Penso che da entrambe le parti ci sia la voglia di porre fine a questo interminabile conflitto”. Così padre Giovanni Scalese, religioso barnabita responsabile della Missione sui iuris in Afghanistan, commenta al Sir la mini tregua di tre giorni, concordata tra governo e talebani, per rispettare l’Eid al-Fitr, la fine del mese santo di Ramadan, e che è scaduta ieri nonostante l’invito del presidente Ashraf Ghani, di estenderla. Invito rifiutato dagli insorti. Per il religioso, tuttavia, “qualcosa sta cambiando anche a livello internazionale. Mi pare di capire che le potenze occidentali abbiano voglia di disimpegnarsi gradualmente dall’Afghanistan e quindi favorire un dialogo fra governo e talebani. La reazione della Nato, che per bocca del suo segretario generale, Jens Stoltenberg, ha accolto con favore la tregua giudicandola un passo avanti verso i colloqui di pace tra Governo e Talebani, è assai significativa a riguardo”. Tra le forze straniere presenti in Afghanistan anche un contingente di circa 900 soldati italiani, di cui una cinquantina a Kabul e il resto a Herat. Sulla eventualità di un ritiro italiano dal Paese asiatico, padre Scalese dichiara che se questo “dovesse avvenire contestualmente a un processo di pacificazione, penso che sarebbe non solo possibile, ma anche auspicabile. La fama dei soldati italiani è sempre stata positiva. Per quanto mi riguarda, non posso che dir bene dei militari che finora ho conosciuto. Sono persone degnissime, e in molti casi anche dei buoni cristiani. Anche quando non hanno contatti diretti con la popolazione – come nel caso di Kabul – sanno come venire incontro alle necessità dei più bisognosi: in occasione del Natale hanno consegnato una cospicua offerta alle nostre Suore per i loro assistiti, per non dire di quello che hanno fatto in passato con il mio predecessore. L’Italia può essere fiera dei suoi soldati in giro per il mondo: non le fanno certo fare una brutta figura”.

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