Papa Francesco: ai maestri del lavoro, “diritto alla speranza oggi cancellato per tanta gente”. Società che non si basa sul lavoro condannata a “atrofia” e “disuguaglianze”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il diritto alla speranza, oggi cancellato per tanta gente, è il primo diritto umano”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, ricevendo in udienza i Maestri del Lavoro. “La speranza in un futuro migliore passa sempre dalla propria attività e intraprendenza, quindi dal proprio lavoro, e mai solamente dai mezzi materiali di cui si dispone”, ha proseguito: “Non vi è infatti alcuna sicurezza economica, né alcuna forma di assistenzialismo, che possa assicurare pienezza di vita e realizzazione personale. Non si può essere felici senza la possibilità di offrire il proprio contributo, piccolo o grande che sia, alla costruzione del bene comune. Ogni persona può dare il suo apporto – anzi deve darlo! – così da non diventare passiva, o sentirsi estranea alla vita sociale”. “Una società che non si basi sul lavoro, che non lo promuova concretamente, e che poco si interessi a chi ne è escluso, si condannerebbe all’atrofia e al moltiplicarsi delle disuguaglianze”, il monito di Francesco: “All’opposto, una società che, in spirito sussidiario, cerchi di mettere a frutto le potenzialità di ogni donna e ogni uomo, di ogni provenienza ed età, respirerà davvero a pieni polmoni, e potrà superare gli ostacoli più grandi, attingendo a un capitale umano pressoché inesauribile, e mettendo ognuno in grado di farsi artefice del proprio destino, secondo il progetto di Dio”. “Farsi artefice, quella dimensione artigianale dello sviluppo della propria vita, quella dimensione personale del lavoro”, ha sottolineato ancora a braccio.

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