Diocesi: Spoleto-Norcia, mons. Boccardo “imitare sant’Antonio di Padova per essere bussola della società”

“S. Antonio è stato un valente predicatore, un appassionato annunciatore della Parola di Dio, un soccorso potente per quanti erano nella prova, un fermo difensore della dottrina cristiana dalle eresie. Nel nostro piccolo anche noi oggi, in questo mondo che corre senza un percorso chiaro né tantomeno una meta, siamo chiamati ad imitare il Santo di Padova ed essere annunciatori della Parola di luce e speranza”. Lo ha detto oggi l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, celebrando a Spoleto la festa di S. Antonio di Padova, che fu canonizzato proprio nella Cattedrale spoletina nel 1232. Quest’anno la ricorrenza, si legge in un comunicato della Diocesi, “ha assunto un significato molto particolare: i Frati Minori Conventuali della Basilica di Padova, su richiesta di mons. Boccardo, hanno inviato una reliquia del Santo da custodire nell’altare a lui dedicato nel Duomo. Un piccolo ma importante segno che suggella il gemellaggio spirituale tra Padova e Spoleto nel nome di Antonio. La reliquia è stata posta, durante la Messa presieduta dall’Arcivescovo nella chiesa di S. Filippo, accanto alla statua di S. Antonio”. “Tutti siamo chiamati ad imitare il Santo di Padova – ha aggiunto l’arcivescovo – non solo i preti, le suore e i frati, ma anche i laici. Noi cristiani, infatti, possiamo essere la bussola per questa società: e non perché siamo più bravi degli altri, ma perché depositari di quella Parola che illumina tutte le altre parole. Dobbiamo annunciare il Vangelo nella semplicità della vita quotidiana. A S. Antonio – ha concluso mons. Boccardo – chiediamo forza, coraggio e fantasia per riempire le nostre giornate di perdono e di solidarietà”. Nelle preghiere dei fedeli il pensiero dell’Arcivescovo è andato a quanti “saranno chiamati dalla volontà popolare a governare la Città di Spoleto (in chiesa c’erano esponenti di tutti gli schieramenti, ndr): chiediamo al Signore di concedere loro quello spirito di servizio, quella libertà e quel disinteresse fondamentali per la costruzione del bene comune, avendo a cuore in modo particolare le sofferenze e i bisogni delle persone”.

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