Biblioteche ecclesiastiche: card. Ravasi, “renderle sempre più vive e capaci di trasmettere il respiro dell’anima”

Viva, funzionale, aperta, “capace di trasmettere quel respiro dell’anima che per secoli ha avuto il compito di comunicare”. Sono questi, secondo il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, i tratti di una biblioteca che sia realmente “sede dello spirito”. Nella sua prolusione al convegno di studio “Professionalità e carità intellettuale: quarant’anni di Abei (1978 – 2018)” che si è aperto questa mattina a Roma (fino a domani), Ravasi, in passato ai vertici direttivi dell’associazione, mette in guardia dalla bibliomania e al tempo stesso dalla biblioclastia, tentazione “analoga a quella dell’iconoclastia”, che “percorre i secoli e lascia dietro di sé una lugubre e densa scia di fumo”. Di qui il richiamo all’incendio che nel 48 a. C. mandò in cenere per la prima volta la biblioteca di Alessandria d’Egitto. “Una forma di suicidio folle” che l’umanità perpetra in varie forme annientando la sua identità, cancellando i suoi valori, distruggendo la sua eredità culturale e spirituale” e che perdura fino ai nostri giorni, “prima coi roghi nazisti e i gulag staliniani per gli scrittori condannati dal regime, più recentemente con le brutali devastazioni del cosiddetto Califfato dell’Isis che ha annientato nel 2015 la biblioteca di Mosul”. Ma per il card. Ravasi, le biblioteche corrono anche “altri rischi minori di natura socio-culturale, legati a fenomeni contemporanei” come l’avanzata di “un’onda cartacea illimitata, esaltata dalle nuove potenzialità dell’informatica, e di una indubbia caduta dell’esercizio della lettura”, una sorta di “flusso editoriale destinato a divorare se stesso, una bulimia della scrittura cui corrisponde un’anoressia della lettura”. Tuttavia “la biblioteca può essere soprattutto sede dello spirito, nella sua forma più alta e più nobile”. È per questo, conclude, “che bisogna battersi per renderla sempre più viva, funzionale, aperta, capace di trasmettere quel respiro dell’anima che per secoli ha avuto il compito di comunicare”.

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