Papa Francesco: udienza, “dove andrà l’umanità con giovani quieti, non inquieti?”. No a “mediocrità e pusillanimità”, sì a “mitezza” e “forza”

foto SIR/Marco Calvarese

“Oggi è la festa di sant’Antonio di Padova. Chi di voi si chiama Antonio? Un applauso a tutti gli Antonio!”. È cominciata con questo fuori testo l’udienza di oggi, in cui il Papa ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sul tema dei “comandamenti della legge di Dio”, a partire dal brano evangelico di Gesù che incontra un uomo che, “in ginocchio, gli chiede come poter ereditare la gita eterna”. “In quella domanda – ha commentato Francesco – c’è la sfida di ogni esistenza, anche la nostra: il desiderio di una vita piena, infinita. Ma come fare per arrivarci? Quale sentiero percorrere? Vivere per davvero, vivere un’esistenza nobile…”. “Quanti giovani cercano di vivere e poi si distruggono andando dietro a cose effimere”, il grido d’allarme del Papa: “La voglia di vivere. Alcuni pensano che sia meglio spegnere questo impulso, perché pericoloso”. Poi l’appello ai giovani: “Il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità”. “Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no?”, ha chiesto Francesco, a braccio, ai 15mila presenti oggi in piazza San Pietro: “No, rimane lì, non cresce, non avrà successo”, la risposta. “La mediocrità o la pusillanimità, quei giovani che hanno paura di tutto, questi giovani non andranno avanti”, ha proseguito il Papa sempre a braccio: “Mitezza, forza e niente pusillanimità, niente mediocrità!”. “Il Beato Pier Giorgio Frassati, che era un giovane, diceva che bisogna vivere, non vivacchiare”, ha ricordato Francesco: “I mediocri vivacchiano. Vivere con la forza della vita”. “Bisogna chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine”, la tesi di Francesco: “A casa, quando si vede un giovane che è seduto tutta la giornata così, cosa pensano mamma e papà? ‘Questo è malato, ha qualcosa’, e lo portano dal medico”, le parole pronunciate ancora a braccio: “La vita del giovane è andare avanti, essere inquieto: la sana inquietudine, la capacità di non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore. Se i giovani non saranno affamati di vita autentica, dove andrà l’umanità? Dove andrà l’umanità con giovani quieti, non inquieti?”.

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