This content is available in English

Polonia: vescovi, “comprensione” verso i divorziati risposati e “discernimento delle circostanze”

foto SIR/Marco Calvarese

“Uno sguardo d’amore e di sostegno va offerto alle persone che sono state abbandonate o hanno abbandonato il coniuge, ma cercano di riconciliarsi con il consorte sacramentale, conservando l’amore la fedeltà e la preghiera”. Lo scrivono i vescovi della Polonia nel documento, redatto nel corso della plenaria dei giorni scorsi, in cui vengono fornite le “indicazioni pastorali alla luce dell’esortazione apostolica Amoris laetitia”. Il testo non contempla la questione di accostamento al sacramento dell’Eucaristia delle persone in unioni non sacramentali. I vescovi sostengono che “bisogna mostrare comprensione anche ai fedeli che, dopo il fallimento del matrimonio sacramentale, avessero contratto una nuova unione solamente civile, in considerazione dell’ostacolo costituito dal precedente legame, ma cercano di condurre una vita cristiana educando i figli alla fede e anelino la piena partecipazione all’Eucaristia, assumendo la decisione di vivere come fratelli e sorelle”. L’episcopato polacco, rilevando che Papa Francesco considera “l’innumerevole varietà di situazioni concrete” di persone divorziate e che hanno contratto civilmente una nuova unione, sottolinea che “la sollecitudine per il loro bene spirituale richiede uno scrupoloso discernimento delle circostanze”, perché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”. E osserva: “Papa Francesco si esprime relativamente alla necessità di riportare la norma generale alle persone concrete e alle loro situazioni particolari. In quel modo approfondisce il pensiero di Giovanni Paolo II che puntualizzò la necessità di considerare la complessità delle situazioni di fedeli divorziati che vivono in nuove unioni civili”. I vescovi sottolineano che il discernimento, nel concreto “in primo luogo deve portare a dare – attraverso il processo canonico – la risposta alla domanda se sia possibile riconoscere la nullità del primo matrimonio”. Tuttavia, “nel caso in cui, con una sentenza passata in giudicato, si affermi che tale nullità non può essere riconosciuta, bisogna continuare il processo di discernimento a carattere pastorale”. I presuli aggiungono inoltre che questo discernimento, per “portare a diverse e sempre più profonde forme d’integrazione in seno alla comunità ecclesiale, deve essere realizzato sotto forma di un individuale e coerente processo di guida spirituale di lunga durata”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa