Nave Aquarius: missionari Comboniani, “l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere”

“Come cittadini e cristiani siamo esterrefatti e indignati della decisione del ministro degli Interni, Matteo Salvini, che impedisce alla nave Aquarius di portare in salvo nei porti italiani 629 migranti, salvati in acque territoriali libiche”. Così i missionari Comboniani in una nota pubblicata sul sito web di Nigrizia nella quale si sottolinea come “il rifiuto di prestare soccorso ai migranti non ha precedenti nella nostra storia ed è in flagrante violazione delle Convenzioni internazionali, di cui anche l’Italia è firmataria, che obbligano il soccorso in mare a chi è in pericolo di morte”. Per i Comboniani, “è deplorevole e vergognoso che l’Italia decida di allinearsi” ad altri Paesi, “facendo così pagare a persone innocenti, bisognose di aiuto, il prezzo di una diatriba tra Stati su chi si debba assumere la responsabilità di accogliere i migranti”. “Chiediamo pertanto che il nuovo governo italiano ritorni sulla decisione presa dal ministro Salvini e dia immediatamente il benestare alla nave Aquarius di approdare a uno dei porti italiani più vicini a dove si trova ora la nave”, l’appello dei missionari. “L’Italia non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno migratorio che ha una portata enorme e implicazioni internazionali”, proseguono, rilevando che “è corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles, chiedendo ai partner europei di farsi carico, anche loro, del dossier migranti”. “Ma nello stesso tempo – precisano – l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali”. Per i Comboniani, “è importante che l’Italia mantenga un doppio ruolo: essere un porto sicuro per i migranti e nel contempo non smettere di sollecitare l’Europa a trovare soluzioni percorribili, anche nei Paesi di partenza dei migranti”. Per i missionari, l’Europa deve “spostare il baricentro delle proprie politiche verso il Mediterraneo”.

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