Nave Aquarius: don Colmegna (Casa della carità), “trattamento disumano e contrario a ogni diritto civile”. “Urgente trovare una soluzione”

“È urgente trovare al più presto una soluzione, permettendo alla nave l’approdo in un porto sicuro. Così come diventa ormai improrogabile che l’Europa discuta seriamente di immigrazione mettendo mano a nuove norme e a nuove leggi condivise e rispettate da tutti gli stati membri”. È quanto afferma don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità di Milano, in una nota relativa alla vicenda della nave Aquarius. “11 bambini piccoli, 7 donne incinte, 123 minori soli – evidenzia – non possono pagare sulla loro pelle le conseguenze degli scontri tra partiti, delle prove di forza tra governi, dell’indifferenza delle istituzioni europee. Respingiamo come disumano e condanniamo come contrario a ogni diritto civile il trattamento cui sono sottoposte le 629 persone che sono a bordo della nave Aquarius, bloccata in mezzo al Mediterraneo”. “Sono passati solo pochi giorni da quando, nel corso della presentazione a Milano della campagna ‘Welcoming Europe’, abbiamo fatto nostra la frase ‘Prima le persone’ che vuol indicare la direzione in cui è indispensabile muoversi: a fianco dei più deboli, sempre”, prosegue la nota. “Ribadiamo l’invito a esporre alle proprie finestre un drappo per chiedere all’Italia e all’Europa di essere più accoglienti verso i migranti, un invito che in queste ore di trepida attesa sulle sorti dell’Aquarius vuole essere anche un gesto di solidarietà verso quanti sono impegnati nelle attività di soccorso in mare”.
La Casa della carità aderisce al presidio “Apriamo i porti. Garantiamo il soccorso in mare”, organizzato per domani, martedì 12 giugno, alle 18.30 in piazza Scala a Milano.

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