Nave Aquarius: don Ciotti (Libera), “la speranza non è un reato. Europa e Onu facciano di più”

“Davanti a questi fatti drammatici provo tanta nostalgia di umanità, stiamo parlando di persone. Resistere oggi significa esistere. Non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilità di deviarla quando vediamo che sta prendendo una direzione contraria alla libertà e alla dignità delle persone e alla loro speranza di giustizia”. Lo afferma oggi da Napoli don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, a proposito della vicenda della nave Aquarius con a bordo 629 migranti, durante il suo intervento in occasione del 21º anniversario dell’omicidio di Silvia Ruotolo. “L’immigrazione non è un reato, essere contro la vita delle persone è un crimine di civiltà – sottolinea -. Non è un reato la speranza. La speranza è un diritto ma anche un orizzonte di una politica seriamente impegnata nella promozione del bene comune e nel rispetto della dignità di tutte le persone”. “L’operato dell’Europa e dell’Onu – osserva – è gravemente insufficiente, devono fare di più, dobbiamo essere tutti più responsabili. La sfida dell’immigrazione è una sfida cruciale del nostro tempo quella che più di altre ci pone davanti ad un bivio: da una parte diventare una società aperta e accogliente, dall’altra diventare una società chiusa dominata da aggressività e paura. Bisogna ricostruire i legami sociali e riempire di vita e di fermento un società segnata da solitudine e fragilità. La nostra speranza è dare speranza a chi ha perduta. Questo è un imperativo etico. La speranza va tradotta e declinata nella vita concreta, ad ogni giustizia patita corrisponde una speranza negata. La speranza serve a qualcosa solo se appartiene a tutti”.

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