Cure palliative: mons. Paglia (Pav), “c’è una tentazione diabolica nell’identificare il prendersi cura con la guarigione”

“Le cure palliative sono un messaggio di assoluta umanità. Tutti abbiamo bisogno di essere coperti dell’affetto, della cura e della vicinanza, soprattutto quando siamo negli ultimi tempi della nostra vita. Questa è la vera medicina”. Lo ha detto mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervenendo alla presentazione del libro “Il mio cancro” di Manlio Biondi, oggi pomeriggio, nella sede della Fondazione Sanità e Ricerca, a Roma. “Le cure palliative – ha aggiunto – ci vengono a dire che, anche quando non possiamo guarire, possiamo essere curati. E questo non deve finire mai”. Una prospettiva, a suo avviso, “importante non solo da un punto di vista sanitario ma culturale”. Ricordando che il termine “pallio” deriva dal latino “mantello” e l’episodio di san Martino che, vedendo un povero che stava morendo di freddo tagliò un pezzo del suo mantello per donarglielo, l’arcivescovo ha osservato che, “in un mondo dove ognuno copre se stesso, la decisione di coprire gli altri con un mantello di affetto è l’unica possibilità di sopravvivenza”. “Lo sviluppo della tecnica ci ha convinti che la medicina è onnipotente. Se non guariscono, gli altri si possono scartare. C’è una tentazione diabolica con l’identificare il prendersi cura con la guarigione”. Ma – ha osservato mons. Paglia – “la medicina deve prendersi cura di tutta la persona umana, anche quando non si può guarire”. “È questo uno dei punti fondamentali da riscoprire in un mondo che rischia di essere un’appendice della tecnica”.

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