Paolo VI: Riccardi, “chiave del suo ministero è una fede di convinzione”. Impegno per l’attuazione del Concilio

(Milano) “Non ci sarebbe Paolo VI senza il Concilio. Anzi Montini fu eletto per difendere il Concilio”. Andrea Riccardi, storico, ha tratteggiato il profilo biografico, culturale e pastorale di Giovanni Battista Montini durante il convegno in corso a Milano sulla figura del pontefice bresciano. E proprio dall’ambiente della Brescia di inizio ‘900 – segnato da cultura e apertura – è partita la disamina di Riccardi, per risalire agli anni della Fuci, poi a quelli a Roma (Segreteria di Stato), quindi come arcivescovo di Milano (“fu un pastore di popolo”) e, infine, in Vaticano. “Il cristocentrismo è il filo rosso della vita” di Montini, ha sostenuto Riccardi. Più avanti ha osservato: “La chiave del suo ministero è una fede di convinzione”. Lo storico ha ripercorso le tappe della formazione di Montini, la vicinanza a Maritain e al cattolicesimo francese, il tratto educativo, l’attenzione all’esperienza dei preti operai, quella per la famiglia spirituale di Charles de Foucauld. Per Riccardi Paolo VI ci consegna un “approccio cordiale alla modernità”, trasposto nel Concilio, oltre alla sottolineatura del ruolo essenziale del laicato nella Chiesa e per l’evangelizzazione “feriale”. Riccardi ha non di meno sottolineato il ruolo di Montini “per la faticosa attuazione” del Vaticano II, quando “si sentì solo”, senza mai venir meno al suo impegno al servizio della fede e della Chiesa.

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