Papa Francesco: videomessaggio a Forum schiavitù, “nessuno può lavarsi le mani”, no a “ipocrisia” e “impunità totale”

foto SIR/Marco Calvarese

Oggi nel mondo 40 milioni di persone, “soprattutto donne e bambini”, sono vittime della schiavitù, una piaga che ha radici antiche ma si manifesta oggi “in molte forme diverse: traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro, violenza sui bambini, violenza sessuale e lavori forzati”. A denunciarlo è il Papa, in un videomessaggio inviato oggi ai partecipanti al secondo Forum internazionale sulla schiavitù moderna, promosso dal patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, in collaborazione con l’arcidiocesi di Buenos Aires e con il “Patriarch Athenagoras Orthodox Institute” di Berkeley (California). Nel videomessaggio in spagnolo, Francesco torna a condannare la schiavitù in tutte le sue forme, “una più grave e disumana dell’altra”, ed afferma che di fronte a questa “realtà tragica” – se fosse una città “sarebbe la più grande megalopoli del nostro pianeta, quattro volte la popolazione di tutta l’area urbana di Buenos Aires” – “nessuno può lavarsi le mani”, “se non vuole essere, in alcun modo, complice di questo crimine contro l’umanità”. Di qui la necessità di “una strategia” che rompa “il velo di indifferenza che sembra ricoprire la sorte di questa porzione di umanità che soffre”.

“Tutti siamo chiamati ad uscire da qualunque forma di ipocrisia”, esclama Francesco evidenziando la necessità di rompere la “catena di consumo” che produce le varie forme di schiavitù, reclamate tutte dai “consumatori dei ‘servizi’ che offrono uomini, donne e bambini convertiti in schiavi”. Altro imperativo: invertire la tendenza che porta alla “totale impunità” di chi si macchia di questi crimini, di cui sono vittima soprattutto “i Paesi che soffrono la povertà estrema”. “La criminalità organizzata e il traffico illegale di esseri umani scelgono le loro vittime tra le persone che non hanno mezzi di sussistenza e speranza per il futuro”, la denuncia del Papa, cioè “i più poveri, gli ultimi, gli scartati”. La risposta, invece, consiste nel “creare opportunità per uno sviluppo umano integrale, a cominciare da una educazione di qualità: questo è il punto chiave, educazione di qualità fin dalla prima infanzia, a cui far seguire nuove opportunità di crescita attraverso un impiego”.

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