Notizie Sir del giorno: consultazioni, morte Olmi, migranti venezuelani, Papa su schiavitù, Minniti su migranti, prete arrestato in Brasile, giovani e lavoro in Piemonte

Quirinale: impossibile un governo “politico”, Mattarella propone un “governo neutrale” sino a fine 2018

I partiti rappresentati in Parlamento “consentano attraverso il voto di fiducia che nasca un governo neutrale, di servizio”, “neutrale rispetto alle forze politiche”. “Laddove si formasse nei prossimi mesi una maggioranza parlamentare questo governo si dimetterebbe con immediatezza per lasciare campo libero a un governo politico. Laddove, invece, tra i partiti in Parlamento non si raggiungesse alcuna intesa quel governo neutrale dovrebbe concludere la sua attività a fine dicembre, approvata la manovra finanziaria, per andare subito dopo a nuove elezioni”. È la road map tracciata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del terzo giro di consultazioni dalle quali ha avuto conferma che tra le forze politiche, al momento, non sono possibili accordi per sostenere un governo “politico”. “Quali che siano le decisioni che assumeranno i partiti, è doveroso – ha ammonito Mattarella – dar vita ad un nuovo governo. Non si può attendere oltre”. “Continuo ad auspicare, naturalmente, un governo con pienezza di funzioni – ha spiegato – che possa amministrare il nostro Paese senza i limiti operativi di un governo dimissionario, che metta in condizione il Parlamento di svolgere appieno la sua attività, che abbia titolo pieno per rappresentare l’Italia nelle imminenti e importanti scadenze nell’Unione europea dove a giugno si assumeranno decisioni che riguardano gli immigrati, il bilancio dei prossimi 7 anni, la moneta comune”. A chi farà parte di questo “governo di garanzia”, ha assicurato il Capo dello Stato, “chiederò l’impegno a non candidarsi alle elezioni”. Mattarella ha spiegato anche che “non ci sono i tempi per un voto entro giugno” mentre “sarebbe possibile svolgerlo in piena estate, ma sinora si è sempre evitato di farlo”. “Si potrebbe fissarle per l’inizio d’autunno”, ma il presidente ha comunicato le “preoccupazioni” che “non vi sia dopo il voto il tempo per elaborare ed approvare la manovra finanziaria e il bilancio dello Stato” con “il conseguente e inevitabile aumento dell’Iva e con gli effetti recessivi che l’aumento di questa tassa provocherebbe” oltre al “rischio ulteriore di esporre il nostro Paese a manovre e offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali”. Mattarella ha chiesto alle forze politiche “assunzione di responsabilità, nell’interesse dell’Italia”. Se il governo “politicamente neutrale” non trovasse la fiducia del Parlamento, “resterebbe in carica per le elezioni, da svolgere o in piena estate ovvero in autunno”. (clicca qui)

Ermanno Olmi: morto nella notte ad Asiago il regista bergamasco all’età di 87 anni

È morto ad Asiago nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 maggio il regista Ermanno Olmi, che avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 24 luglio. Era stato ricoverato pochi giorni prima per un malore, ma da anni conduceva una battaglia con un male logorante, lotta che aveva anche condiviso pubblicamente in più di un’occasione. Le ultime uscite risalgono alla presentazione del suo film “Vedete, sono uno di voi” del 2017, dedicato alla figura del card. Carlo Maria Martini; un film che, come aveva sottolineato la figlia Elisabetta, “per papà (anche se non lo ha detto esplicitamente) è un po’ come un testamento artistico”. Lunga la carriera del regista e sceneggiatore, profondamente influenzato dalla cultura cattolica che ha attraversato tutta la sua attività. L’esordio cinematografico risale alla soglia degli anni Sessanta, nel 1959, con “Il tempo si è fermato”, ma le prime opere veramente importanti sono “Il posto” (1961), “I fidanzati” (1963) nonché il film su Giovanni XXIII “E venne un uomo” (1965). Il successo internazionale arriva con “L’albero degli zoccoli” (1978), premiato con la Palma d’oro al Festival di Cannes, mentre la Mostra del Cinema di Venezia lo proclama vincitore, assegnandogli il Leone d’oro nel 1989, per “La leggenda del santo bevitore”. E a Venezia tornerà poi nel 2008 per ricevere il Leone d’oro alla carriera così nel 2011 per presentare fuori Concorso “Villaggio di cartone”. (clicca qui)

Santa Sede: con otto episcopati latino-americani al via “ponti di solidarietà” con i migranti venezuelani

Dai centri di prima accoglienza dove dormire e mangiare fino all’assistenza spirituale. Dall’aiuto nelle pratiche di regolarizzazione fino ai servizi per la ricerca di lavoro, alloggio, formazione e integrazione sociale. Per centinaia di migliaia di migranti in fuga dal Venezuela verso otto Paesi dell’America Latina – Colombia, Brasile, Ecuador, Perù, Paraguay, Cile, Bolivia, Argentina –, le rispettive Conferenze episcopali lanciano “ponti di solidarietà”, con il sostegno e il coordinamento della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio per lo sviluppo umano integrale. Il progetto si intitola “Ponti di solidarietà – Piano pastorale integrato per assistere i migranti venezuelani in Sud America” ed è stato presentato questa mattina in Sala stampa vaticana: partito due settimane fa, durerà due anni. Sarà finanziato con circa 800.000 euro da donazioni private e fondi delle otto Conferenze episcopali. (clicca qui)

Migranti: Minniti, “104.000 arrivi in meno dalla Libia e 25.000 rimpatri volontari”

L’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) “ha già selezionato in Libia 1.500 persone che hanno diritto alla protezione internazionale. 350 le ha già prese l’Italia con i corridoi umanitari”. Mentre l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) ha effettuato finora “25.000 rimpatri volontari assistiti dalla Libia verso i Paesi africani di provenienza” e le istituzioni giudiziarie libiche “hanno spiccato 200 mandati di cattura nei confronti di trafficanti”. Questo ha fatto sì che dal 1° luglio 2017 al 30 aprile 2018 “siano arrivate in Italia 104.000 persone in meno”: sono le cifre fornite oggi pomeriggio a Roma dal ministro dell’interno Marco Minniti, durante la sua conferenza su “Immigrazione, accoglienza e integrazione” nella sede della Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale). Minniti ha difeso i contestati accordi tra Italia e Libia, presentandoli come un “modello di gestione dei flussi migratori, nella realtà più difficile e complicata possibile”. Il ministro dell’interno ha ricordato che, nonostante la Libia non abbia ancora firmato la Convenzione di Ginevra, “prima non era possibile nemmeno avere sul posto gli operatori delle organizzazioni internazionali, ora sì”. (clicca qui)

Papa Francesco: videomessaggio a Forum schiavitù, “nessuno può lavarsi le mani”, no a “ipocrisia” e “impunità totale”

Oggi nel mondo 40 milioni di persone, “soprattutto donne e bambini”, sono vittime della schiavitù, una piaga che ha radici antiche ma si manifesta oggi “in molte forme diverse: traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro, violenza sui bambini, violenza sessuale e lavori forzati”. A denunciarlo è il Papa, in un videomessaggio inviato oggi ai partecipanti al secondo Forum internazionale sulla schiavitù moderna, promosso dal patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, in collaborazione con l’arcidiocesi di Buenos Aires e con il “Patriarch Athenagoras Orthodox Institute” di Berkeley (California). Nel videomessaggio in spagnolo, Francesco torna a condannare la schiavitù in tutte le sue forme, “una più grave e disumana dell’altra”, ed afferma che di fronte a questa “realtà tragica” – se fosse una città “sarebbe la più grande megalopoli del nostro pianeta, quattro volte la popolazione di tutta l’area urbana di Buenos Aires” – “nessuno può lavarsi le mani”, “se non vuole essere, in alcun modo, complice di questo crimine contro l’umanità”. Di qui la necessità di “una strategia” che rompa “il velo di indifferenza che sembra ricoprire la sorte di questa porzione di umanità che soffre”. “Tutti siamo chiamati ad uscire da qualunque forma di ipocrisia”, esclama Francesco evidenziando la necessità di rompere la “catena di consumo” che produce le varie forme di schiavitù, reclamate tutte dai “consumatori dei ‘servizi’ che offrono uomini, donne e bambini convertiti in schiavi”. Altro imperativo: invertire la tendenza che porta alla “totale impunità” di chi si macchia di questi crimini, di cui sono vittima soprattutto “i Paesi che soffrono la povertà estrema”. (clicca qui)

Brasile: campagna per la liberazione di padre José Amaro, arrestato da 40 giorni. Padre Bossi (comboniano), “aggressione che viene da lontano”

Prosegue in Brasile la campagna per la liberazione di padre José Amaro Lopes (#PadreAmaroLivre), agli arresti dallo scorso 27 marzo, membro dell’équipe pastorale della prelatura di Xingu (Stato del Pará, nel cuore dell’Amazzonia) e dell’équipe della Commissione pastorale della terra (Cpt). Proprio da quest’ultimo organismo arriva la più recente mobilitazione, con una raccolta di firme in rete e l’avvio di una campagna nazionale. Padre Amaro ha operato a fianco della missionaria suor Dorothy Mae Stang, assassinata nel 2005 per la sua azione a favore dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Il sacerdote è stato arrestato dalla Polizia di Amapu, in seguito all’emissione di un ordine d’arresto della magistratura della stessa città, con l’accusa di “essere a capo di un’associazione criminale”. Spiega dal Brasile padre Dario Bossi, missionario comboniano che opera al confine tra gli Stati del Maranhão e Pará e uno dei principali animatori della Repam (Rete ecclesiale panamazzonica): “La vicenda di padre Amaro va contestualizzata nella struttura sistematica di aggressione alle terre dell’Amazzonia. È come se ci fossero due progetti in conflitto, un tema che dovrà essere assunto anche dal Sinodo speciale per l’Amazzonia. In questo conflitto c’è una lunga storia di aggressione, minaccia, criminalizzazione, che viene da lontano, non riguarda solo padre Amaro, ma lui fa parte di questa catena”. Prosegue il missionario: “La denuncia contro padre Amaro è stata preparata da tempo e montata strategicamente contro di lui, tra l’altro toccando la sfera morale, che non ha nulla a che vedere con le questioni per cui è accusato e che ora è stata esclusa dal processo giuridico. È una denuncia che parte dall’alleanza sempre più esplicita tra il potere economico, quello giudiziario e di polizia”. (clicca qui)

Giovani e lavoro: Torino, in dieci anni disoccupazione passata dal 18,3 al 35,9%. In Piemonte 67mila giovani in situazioni particolarmente critiche

A Torino, in dieci anni, la disoccupazione giovanile è passata dal 18,3 al 35,9%, in Piemonte dal 14,5 al 36%. È uno dei dati più impressionanti emersi dall’indagine “Povertà e disagio. Tra i giovani senza lavoro: un’analisi della situazione torinese e piemontese” che oggi è stata illustrata dalla diocesi di Torino alla presenza dell’arcivescovo Cesare Nosiglia. “In Piemonte – ha spiegato Mauro Zangola, curatore della ricerca per conto della diocesi subalpina – il tasso di disoccupazione è 3 punti superiore a quello della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna; quello giovanile è superiore di circa un terzo a quelli delle stesse aree. A Torino i divari nei tassi sono in alcuni casi più consistenti a riprova delle maggiori difficoltà che incontra l’area torinese ad offrire occasioni di lavoro alle nuove generazioni”. “In soli dieci anni – ha proseguito Zangola – l’incidenza della povertà assoluta tra i 18-34enni è passata dall’1,9 al 10,4%; è diminuita, al contrario, tra gli over 65 (dal 4,8 al 3,9%). Prendendo a riferimento le stesse percentuali di incidenza si ricava che i giovani piemontesi che vivono in situazioni particolarmente critiche sono 67.000; i torinesi 35.000”. Per l’arcivescovo Nosiglia, la ricerca “ci costringe a prendere visione della realtà, quella vera e non solo reclamizzata dalle statistiche ufficiali, e ci stimola a fare tutti la nostra parte per tenere vivo il problema e a esercitare tutta la pressione anche mediatica per suscitare risposte positive e concrete a queste situazioni”. (clicca qui)

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