Diocesi: Ancona, festa di san Ciriaco. Card. Menichelli, “la fede è una ricchezza interiore, non una vuota interiorità”

(Ancona) Una festa del patrono vissuta all’insegna di un anniversario decisamente particolare. Sono infatti trascorsi 1600 anni da quando, l’8 agosto del 418 d.C. le sacre spoglie di san Ciriaco, patrono di Ancona, arrivarono sulle sponde doriche da Gerusalemme, dove il santo fu martirizzato per volere dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano, e ieri la città e la comunità diocesana hanno onorato insieme la ricorrenza con una giornata densa di celebrazioni. In particolare quella della mattinata, che, per volere di monsignor Angelo Spina, arcivescovo di Ancona-Osimo, ha visto riuniti nello storico Duomo che domina la sommità del colle Guasco l’arcivescovo emerito cardinale Edoardo Menichelli assieme ai vescovi originari dell’arcidiocesi stessa: gli osimani mons. Claudio Giuliodori, vescovo emerito di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e attualmente assistente ecclesiastico dell’Università del Sacro Cuore, e mons. Francesco Canalini, arcivescovo e nunzio apostolico in Indonesia, Ecuador, Australia, Svizzera e Liechtenstein, il fidardense mons. Giuseppe Orlandoni, vescovo emerito di Senigallia, e l’anconetano mons. Luciano Paolucci Bedini, attuale vescovo di Gubbio. “Cosa possono insegnare i santi patroni alla società di oggi vittima di soggettivismi, egoismi e frammentazioni?”, ha domandato nell’omelia Menichelli di fronte a numerosi fedeli e autorità civili. “San Ciriaco, attraverso questo sposalizio indissolubile con la nostra terra che dura da oltre un millennio, parla a tutti noi – ha aggiunto – e con il suo esempio di vita ci consegna degli impegni umani e spirituali da portare a compimento secondo una coscienza etica non diluita, ma capace di ricordare che la fede è una ricchezza interiore, non una vuota interiorità”. Nato con il nome di Giuda e convertitosi al cristianesimo dopo aver rinvenuto la Vera Croce, secondo l’agiografia attestata Ciriaco venne sottoposto a terribili torture. In seguito al terremoto del 1972 che colpì gravemente Ancona e la sua cattedrale, sul suo corpo custodito nella cripta fu effettuata una nuova ricognizione: accurati studi medici permisero di constatare sulla salma segni di atroci sofferenze. “L’antichità del culto liturgico e delle documentazioni iconografiche, le risultanze scientifiche e la viva devozione del popolo anconetano – ha affermato monsignor Spina, che ha presieduto la messa nel pomeriggio – fanno sì che il patrono ed Ancona siano un binomio inscindibile. San Ciriaco non è protettore solo per la vita ecclesiale, ma è anche intercessore per la vita civica. Quella odierna dunque è una data celebrativa importante, che va collegata a quella del 2019, in cui ricorrono gli 800 anni da quando san Francesco d’Assisi, giunto sulla costa adriatica, si imbarcò per recarsi a Damietta in Egitto come pellegrino di pace”.

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