Caporalato: Caritas Ragusa, “sfruttamento nelle campagne, situazione di indecenza”

“Nelle serre di Marina di Acate il 50% delle aziende agricole si basa su lavoro illegale, gli operai ricevono paghe che oscillano da 2,5 ai 3 euro l’ora, senza riposi e senza tutele, alloggiati in strutture fatiscenti, spesso sovraffollate anche per la presenza di tanti minori. Una situazione di indecenza”. Lo ha detto il direttore della Caritas diocesana di Ragusa, Domenico Leggio, che ha mostrato la realtà che si vive nel Ragusano durante il convegno sul tema “Sfruttamento del lavoro e caporalato: analisi dei fenomeni e delle strategie nazionali e transnazionali per combatterli”, promosso dalla diocesi di Ragusa, dal centro Diritto penale europeo, dall’Ordine forense di Ragusa, dall’ordine professionale degli Assistenti sociali di Ragusa e dalla scuola per assistenti sociali “Ferdinando Stagno d’Alcontres”. I fenomeni segnalati nelle serre sono “dispersione scolastica, infanzia negata, lo sfruttamento sessuale delle donne, la mancanza di relazioni creano autentici ghetti”. “La concorrenza tra poveri, tra i comunitari romeni e gli immigrati provenienti da Paesi extra Ue che per il rinnovo del permesso di soggiorno hanno bisogno di esibire buste paga e contratti di affitto, rende la situazione ancora più difficile”. “Rispetto ad altre aree del Paese, dove il fenomeno del caporalato ha caratteristiche stagionali, nelle serre di Marina di Acate, ma anche della zona che va da Scicli a Rosolini e Noto, è strutturale – spiega Leggio – perché in un anno si susseguono due o tre campagne produttive che richiedono la presenza di lavoratori per non meno di 240-250 giorni l’anno”. Durante il convegno è stato presentato il Progetto Presidio, che assicura un’assistenza ai lavoratori per i bisogni più immediati, ma anche un’assistenza legale e sanitaria e un aiuto per i documenti di soggiorno e di lavoro.

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