25° visita Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi: card. Montenegro, “la mafia è una mentalità, sgretola e crea povertà”

Card. Francesco Montenegro

Era il 9 maggio 1993 quando Giovanni Paolo II, in visita alla Valle dei Templi di Agrigento, gridò ai mafiosi “Convertitevi”. A 25 anni di distanza, il prossimo 9 maggio, la Chiesa di Sicilia si ritroverà nello stesso posto per ricordare lo storico evento. Nella stessa giornata i vescovi siciliani – tutti presenti all’incontro – renderanno noto un documento sulla mafia. A distanza di 25 anni, osserva in una intervista al Sir il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, “sono cambiate le modalità” mafiose: “Le strade non sono più sporche di sangue. O se succede è per questioni interne, perché hanno qualche problema da sistemare”. Il cardinale Montenegro, che presiederà la messa davanti al Tempio della Concordia, rifiuta però la dicitura “cultura mafiosa”. “Perché la mafia non è una cultura, è una mentalità che è penetrata e penetra sempre di più in tutti gli ambienti – afferma -. Da noi è facile l’atteggiamento del prepotente e spesso il povero, se vuole qualcosa, deve passare attraverso di lui/loro. Smontare questa mentalità è ancora difficile. Però bisogna farlo. Noi credenti abbiamo il Vangelo da proporre”. Per smontare certi atteggiamenti la Chiesa siciliana propone ad esempio le “strutture della Caritas – prosegue – che creano solidità e solidarietà. Sono una risposta alla mafia che vuole sgretolare e creare povertà. Il mondo giovanile per guardare al futuro a volte deve bussare a certe porte. Invece noi diciamo che si può guardare al futuro senza bisogno di bussare”. A suo parere “il grido di Giovanni Paolo II servì ad una presa di coscienza. Però non possiamo cullarci dicendo che la mafia sta finendo: basta leggere i giornali per rendersi conto che la mafia c’è. Mentre prima erano banditi oggi c’è una commistione con la politica e altre realtà”. L’arcivescovo di Agrigento è preoccupato anche dell’annunciata chiusura dell’università nella sua diocesi: “Questo significa meno cultura e più mafia. Sono tutti fattori che messi insieme costituiscono un allarme grave. Il problema è che il territorio resterà libero da una presenza culturale importante”.

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