Siria: p. Alsabagh (Aleppo), “combattimenti, corruzione e fondamentalismo impediscono la ricostruzione”

“Il Papa è stato invitato diverse volte in modo formale e informale a visitare la Siria. Tutti i vescovi hanno manifestato questa volontà. Abbiamo anche letto che sarebbe pronto ad andarci una volta che migliorano le cose”. È quanto ha detto padre Ibrahim Alsabagh, parroco latino di Aleppo, presentando oggi a Roma il suo libro “Viene il mattino: Aleppo, Siria. Riparare la casa, guarire il cuore” (Edizioni Terra Santa). “Certo bisogna anche capire andare ospite da chi e visitare chi. Non è facile – ha sottolineato il francescano della Custodia di Terra Santa – e anche la sicurezza non è stabile”.

Padre Alsabagh ieri ha incontrato Papa Francesco subito dopo l’udienza facendogli dono di una copia del suo libro: “Quando gli ho detto chi ero e da dove venivo il Pontefice mi ha guardato e sorriso. Il Medio Oriente vive nel cuore del Papa che spera nella pace. In attesa che possa venire ci bastano la sua benedizione, la sua preghiera, le sue parole e i continui appelli per la Siria e il Medio Oriente”. Nella conferenza stampa, padre Alsabagh ha fatto il punto sulla situazione in Siria dove si è entrati all’ottavo anno di guerra. “Aleppo è distrutta per i due terzi e da capitale economica della Siria oggi è un villaggio non più autosufficiente. La disoccupazione è al 70%, l’erogazione di luce e acqua è difficoltosa”. “In alcune zone della Siria i combattimenti tra esercito regolare e fazioni anti-regime continuano e questo – ha spiegato il parroco – impedisce la ricostruzione”. Le sfide oggi per la popolazione siriana sono anche “la corruzione e il fondamentalismo alimentati dalla guerra che ora rischia di allargarsi visto lo scambio di missili tra Siria e Israele nel sud del Paese”. Padre Alsabagh ha criticato anche le sanzioni contro il regime siriano rinnovate il 28 maggio dall’Ue. “A rimetterci anche questa volta è la popolazione che paga, ha pagato e pagherà ancora. Esorto i responsabili a riflettere su queste decisioni. L’embargo non può essere un’arma usata contro un popolo”. Da qui la necessità di lavorare per la ricostruzione materiale e morale del Paese promuovendo “dialogo e riconciliazione”.Sul futuro della Siria il francescano ha ribadito che “per noi la scelta migliore è Assad, tutti i patriarchi lo hanno detto. Non per amore di una persona o per prendere parti politiche, una dittatura moderata che difende le minoranze. Per noi che viviamo in Siria l’unica alternativa ad Assad è l’Isis e il fondamentalismo. Non si può togliere Assad per mettere un altro, non siamo in questa fase”.

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