Politica: p. Costa (Aggiornamenti sociali), “nel contratto M5S-Lega vita sociale ridotta a occasione di business”

“Non cedere allo sconforto”, alla tentazione “della nostalgia e del rimpianto per un’epoca passata” e neppure “rimanere alla finestra”. Ma percorrere “due piste che ci sembrano promettenti per abitare la realtà dell’Italia di oggi”: quella del “lavoro culturale di narrare il bene, riuscendo a parlare alla gente e a comunicare una prospettiva profondamente umana che rimette al centro la fiducia, i legami e persino il punto di vista di chi è scartato”; e quella “dell’impegno diretto, della mobilitazione concreta e attiva per la tutela della dignità e dei diritti di tutti”. È il suggerimento per “ri-animare la nostra politica” espresso da padre Giacomo Costa, direttore della rivista dei gesuiti italiani “Aggiornamenti sociali”, nell’editoriale del mese di giugno-luglio, in cui analizza alcuni elementi di fondo del “Contratto per il governo di cambiamento” elaborato da Movimento 5 Stelle e Lega. Padre Costa “smonta” anzitutto il carattere di epocale novità che i firmatari del contratto hanno rivendicato. In realtà, scrive, “le vicende di queste settimane non sono che un passo ulteriore lungo una linea evolutiva che la politica italiana ha imboccato da tempo e a cui tutti i protagonisti, almeno dell’ultimo decennio, hanno dato il proprio contributo, a partire da chi, come Berlusconi e Renzi, oggi si professa fiero oppositore dell’intesa M5S-Lega. Inseguendosi a vicenda, i partiti hanno finito per scimmiottarsi e imparare il peggio l’uno dall’altro”. L’editoriale ricorda alcuni snodi che rendono evidente questa continuità: spettacolarizzazione e personalizzazione della politica; eccesso di semplificazione della complessità per catturare il consenso delle persone più smarrite di fronte alla globalizzazione; fine delle ideologie; l’efficacia come criterio ultimo di valutazione di ogni provvedimento, a prescindere da qualsiasi considerazione etica; insofferenza per il dissenso e i corpi intermedi; evoluzione del sistema mediatico e comunicativo che si va svincolando dal riferimento alla verità e alla forza dei fatti; infine, “la tentazione dell’autoreferenzialità, in cui l’esercizio del potere diventa fine a se stesso, esponendo chi lo detiene al rischio del progressivo allontanamento dalle esigenze e dalla volontà dei cittadini”. In quella che Aggiornamenti Sociali definisce “la puntata più recente di una serie di lunga durata”, il contributo di Salvini e Di Maio – prosegue Costa – “è farci compiere con il contratto (e con tutto ciò che sta seguendo) un passo più evidente verso una sorta di ‘seconda’ secolarizzazione, che svincola la politica e le dinamiche sociali non dalla religione o dal riferimento al trascendente come fondamento del potere, ma anche da quell’insieme di valori di cui è tessuta la Costituzione, che restano un riferimento poco più che retorico, privato di ogni efficacia integrante del discorso politico”. Un esempio illuminante – spiega l’editoriale – è l’uso del concetto di dignità, riferita però “all’individuo”, come se questo termine fosse sinonimo di “persona”. Nel contratto c’è poi un “continuo emergere della riduzione di molti aspetti della vita sociale a occasione di business”. Passando dal contratto ad una valutazione più generale, p. Costa rileva che “il problema vero sta però nel fatto che la società nel suo insieme, o almeno una larga parte, sembra aver perso la sensibilità per riconoscere e difendere il ruolo dei valori e dei principi come cornice di riferimento dell’azione politica”.

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