Edilizia popolare: Falotico (Sicet Cisl), “Corte costituzionale fa chiarezza su requisito residenza”. “Evitare guerra tra ultimi e penultimi, aumentando l’offerta di alloggi”

“La Corte costituzionale, con la sentenza n. 106, fa finalmente chiarezza sui limiti della potestà legislativa delle Regioni in materia di edilizia residenziale pubblica”. Così il segretario generale del Sicet Cisl, Nino Falotico, in riferimento alla bocciatura da parte dell’Alta Corte della norma della Regione Liguria che portava a 10 anni il requisito di residenza nel territorio nazionale per l’accesso alle case popolari da parte dei cittadini extra-Ue. “La decisione della Corte è da condividere nella misura in cui circoscrive in maniera chiara il perimetro d’azione delle Regioni in rapporto alla legislazione nazionale”, aggiunge Falotico, secondo cui “la pur ragionevole ricerca di un maggiore bilanciamento tra famiglie italiane ed extracomunitarie nell’accesso agli alloggi di edilizia pubblica non può essere fatta introducendo nella legislazione una norma che la stessa Corte ha definito irragionevole e non proporzionata e innescando un’insensata guerra tra ‘ultimi e penultimi’, bensì intervenendo sull’offerta di alloggi popolari, in particolare nei grandi centri urbani dove è più alta la pressione abitativa”. “È inconcepibile – accusa il segretario Sicet – tenere in condizioni di inagibilità qualcosa come 35mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, mentre le Regioni, spesso più solerti nel legiferare che nell’amministrare, non riescono a spendere i 450 milioni di euro a disposizione per il recupero del patrimonio abitativo pubblico”. “Per questo – conclude Falotico – da tempo chiediamo la costituzione di una task force al ministero delle Infrastrutture in grado di coordinare gli interventi e aiutare le Regioni a fare i progetti e aprire i cantieri per riqualificare il patrimonio abitativo pubblico e dare una risposta sociale al fabbisogno crescente di case”.

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