Tratta: suor Bonetti, “la catena che tiene schiave le donne ha i nomi dei clienti, dei governi corrotti e dei cristiani indifferenti”

“La catena di queste nuove schiave del ventunesimo secolo ha degli anelli che hanno i nomi delle vittime e della loro povertà, degli sfruttatori con i loro ingenti guadagni, dei clienti con le loro frustrazioni”. Ma anche “della società con la sua opulenza e carenza di valori, dei governi con i loro sistemi di corruzione e di connivenze, della Chiesa e di ogni cristiano, noi compresi, con il silenzio e l’indifferenza”. Non usa mezzi termini suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente di “Slaves no more”, per denunciare che “se ci sono tante ‘prostitute’ sulle nostre strade, costrette a vendere il proprio corpo, è perché vi è una grande richiesta e la donna povera, indifesa, senza documenti e senza patria è diventata la risposta a questa domanda”. “Nella catena delle schiave del terzo millennio il cliente è certamente uno degli anelli più saldi, perché è proprio lui che sostiene ed alimenta l’industria del sesso”, sottolinea infatti suor Bonetti in una riflessione pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”.
“Dovremmo sentirci tutti responsabili di questo grosso disagio sociale che sta distruggendo la vita di tante giovani indifese e vulnerabili, ma che distrugge contemporaneamente tante famiglie e mette in discussione le nostre stesse comunità cristiane e civili”, afferma la religiosa. “Ciascuno di noi – conclude – ha un ruolo da svolgere con responsabilità, a seconda delle proprie competenze: autorità sociali e religiose, funzionari dell’ordine pubblico e operatori del settore privato, insegnanti e genitori, parrocchie e congregazioni religiose, uomini e donne che mirano al bene comune basato sul valore e rispetto di ogni persona”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa