Terra Santa: mons. Pizzaballa, “identità di Gerusalemme non sarebbe completa senza presenza cristiana viva”. In corso riflessione su seconda parrocchia in città

foto SIR/Marco Calvarese

“È prioritario e fondamentale per tutti noi non solo conservare, ma anzi rafforzare la nostra presenza a Gerusalemme e conservare il carattere cristiano della Città Santa. L’identità di Gerusalemme non sarebbe completa senza una presenza cristiana viva e vivace. I luoghi Santi e la presenza di tanti pellegrini non bastano per affermare il carattere cristiano della Città: senza la presenza di una comunità locale, viva e attiva, non ci può essere Chiesa”. È quanto scrive mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, in una lettera inviata alla parrocchia latina di Gerusalemme, la prima parrocchia della diocesi “simbolicamente la prima realtà diocesana, perché custodisce fedelmente da sempre la memoria viva della morte e risurrezione di Cristo”. Rivolgendosi a padre Nerwan Al-Banna, parroco francescano della comunità, mons. Pizzaballa ha ringraziato la Custodia di Terra Santa che “fin dal principio ha accompagnato il nascere e lo sviluppo della parrocchia latina” e grazie alla quale “abbiamo ora una bella comunità, viva e vivace”. Per l’amministratore apostolico “molto è stato fatto e molto resta sempre da fare. La città ha vissuto in questi ultimi anni tanti cambiamenti dal punto di vista sociale e urbanistico. La città si è ingrandita e spesso le abitazioni dei fedeli sono oggi lontane dai luoghi di culto. Tutto questo non può non sollecitare una riflessione, innanzitutto dal punto di vista pastorale, anche all’interno della nostra comunità. Tutto cambia. Anche noi cambiamo e dobbiamo chiederci cosa questi cambiamenti comportano per la nostra presenza nella Città Santa, qui e ora”. Nella lettera mons. Pizzaballa ricorda come la parrocchia “originariamente era concentrata in Città Vecchia e nei suoi dintorni” oggi sia distribuita su un territorio molto vasto, Kfar Aqab, Er-Ram, Beit Hanina, Betfage, Betania, Beit Safafa, e diverse altre località. Sono quartieri lontani l’uno dall’altro”. “Una grande dispersione” dunque ma anche “un segno positivo che mostra la vitalità della nostra presenza, la sua crescita e il suo sviluppo. Questo fenomeno, tuttavia, pone a tutti delle sfide serie dal punto di vista pastorale. Da un lato è difficile per i sacerdoti raggiungere tutte queste località adeguatamente e dall’altro è difficile per la gente raggiungere i luoghi di culto e di incontro”. Tale dispersione pone due domande: la prima è “come assicurare un adeguato servizio pastorale a tutti nelle loro attuali località”, la seconda è se “sarebbe utile creare una seconda parrocchia a Gerusalemme, così da rafforzare la nostra presenza sul territorio”. Una discussione che, scrive ancora mons. Pizzaballa, “ha però sollevato tante domande e paure, legate soprattutto alla questione politica e ai nuovi cambiamenti che stanno accadendo nella città. Anche noi vediamo questo. Ma posso assicurare che non è mai stata presa in considerazione e non è mai stata la base delle nostre valutazioni. Onestamente, dubito che le autorità politiche siano interessate o addirittura influenzate dalle nostre decisioni pastorali. Tuttavia, a causa di tutto questo, ho visto che è bene e saggio ascoltare e prendere in considerazione tutte le osservazioni a questo riguardo”. Da qui la decisione, attraverso la lettera, di “tranquillizzare e assicurare tutta la parrocchia che non c’è nessuna ragione di prendere decisioni che siano contrarie al sentire comune della comunità parrocchiale. Stiamo cercando delle soluzioni. Considero tutta questa discussione, comunque, un momento provvidenziale. Questa proposta è stata una sorta di ‘scossa elettrica’ che ha smosso tutta la comunità a riflettere e discutere di sé e sulle sue prospettive future. E questo era veramente necessario. Abbiamo bisogno – conclude mons. Pizzaballa – di incontrarci e riflettere insieme e chiederci come crescere e migliorare”.

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