Istruzione su studi diritto canonico: mons. Zani, “qualificare, potenziare e differenziare” l’offerta. “Noi dobbiamo garantire la formazione degli esperti, il discorso dei costi non ci compete”

“Qualificare, potenziare, differenziare”. Con questi tre verbi mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, ha sintetizzato l’obiettivo della nuova Istruzione sugli studi di diritto canonico alla luce della riforma del processo matrimoniale avviata da Papa Francesco prima nell’Amoris Laetitia e poi nei due Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus. Durante il briefing svoltosi oggi in Sala stampa vaticana, Zani ha sottolineato che per rispondere alle richieste del Papa di “tenere alto il livello degli studi ecclesiastici, senza però moltiplicare” le facoltà, occorre fornire una formazione differenziata a tre diverse tipologie: il primo livello è quello di base, che chiede di “aggiornare e preparare meglio i pastori e i loro più stretti collaboratori, per una pastorale più mirata”; il secondo livello è quello intermedio dei centri di pastorale familiare, per “un accompagnamento più mirato e specifico” degli operatori, in gran parte laici, che vi operano; il terzo livello infine è quello più specifico, che deve fornire la preparazione adeguata agli avvocati e ai presidenti dei tribunali diocesani. Attualmente, ha ricordato Zani, sono 42 le Facoltà di diritto canonico nel mondo: d’intesa con il Supremo tribunale della Segnatura apostolica, che ha la responsabilità di tutti i tribunali ecclesiastici del mondo, la Congregazione per l’educazione cattolica chiede alle facoltà di “qualificare i corsi che ci sono e di aggiungere i corsi che non necessitano uno sbocco di licenza e di dottorato, in un formato più ridotto destinato alle figure intermedie”. In molte delle 1.365 università cattoliche sparse nel mondo ci sono, inoltre, molte facoltà di giurisprudenza: in esse è ora possibile aprire cattedre di diritto canonico, in modo da evitare il “genericismo” in una “cultura del diritto che oggi si è un po’ impoverita”. “Noi dobbiamo garantire la formazione degli esperti: il discorso dei costi non ci compete”, ha detto Zani rispondendo alle domande dei giornalisti, ricordando che il nuovo documento contiene “un’analisi molto dettagliata” delle facoltà di diritto canonico, che registrano una “forte concentrazione su Roma” e una “povertà in altre zone e continenti”, come l’America Latina e l’Africa, dove c’è invece “una grande richiesta”. Di qui la necessità, non solo per il diritto canonico ma in generale per le istituzioni ecclesiastiche, di una “ridistribuzione” dell’offerta, “evitando doppioni e aprendo nuove specializzazioni”. Un processo, questo che “è già iniziato, in particolare nelle pontificie università romane”, ha reso noto Zani.

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