Braccianti stranieri: Medu, “il 90% dei pazienti ha permesso di soggiorno, il 28% un contratto di lavoro”

Il 90% dei braccianti stranieri assistiti da Medu che lavorano nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria è in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari o richiesta d’asilo. Ma solo circa il 28% ha un contratto di lavoro regolare, un dato in lieve crescita rispetto agli anni passati. E’ quanto emerge dal rapporto “I dannati della terra” presentato oggi a Roma da Medici per i diritti umani (Medu). Rispetto agli anni scorsi è un po’ aumentata la percentuale di lavoratori con regolare contratto di lavoro: il 27,82% contro il 21% della stagione 2016-2017 (era l’11% nel 2014-2015). Tuttavia, rileva il rapporto, “nella quasi totalità dei casi il possesso della lettera di assunzione o di un contratto non si accompagna al rilascio della busta paga, alla denuncia corretta delle giornate lavorate” o alla possibilità di accesso alla disoccupazione agricola. Secondo Medu questi dati denotano ancora “condizioni lavorative di sfruttamento o caratterizzate dal mancato rispetto dei diritti e delle tutele fondamentali”. Dal punto di vista sanitario i braccianti stranieri si ammalano facilmente a causa delle precarie condizioni di vita: i medici dell’organizzazione umanitaria hanno riscontrato patologie respiratorie nel 22,06% dei pazienti, disturbi dell’apparato digerente (19,12%) o osteoarticolari (21,43%), queste ultime a causa dell’intensa attività lavorativa. Senza contare che molti di loro portano ancora sul corpo i segni delle torture fisiche subite nei centri in Libia o disturbi di natura psicologica. La metà dei pazienti risulta iscritta al Servizio sanitario nazionale ma molti non sanno nemmeno di avere diritto ad un medico di base, né a cosa serva la tessera sanitaria. Tante le raccomandazioni contenute nel rapporto per superare questa situazione: dall’housing sociale al potenziamento dei centri per l’impiego, da maggiori controlli sulle aziende al rafforzamento dei trasporti pubblici fino ad un migliore accesso alle cure sanitarie.

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