Politica: Tarquinio (Avvenire), “il pretesto per far saltare la legislatura è un attentato all’intelligenza”

“Si è cercato un pretesto per far saltare in aria la XVIII legislatura e, a tutti i costi, lo si è voluto trovare. Arrivando addirittura a chiamare questo pretesto ‘attentato alla Costituzione’. Purtroppo, invece, si tratta di un attentato all’intelligenza degli italiani e, forse, anche ai loro portafogli”. È quanto scrive il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, nell’editoriale pubblicato oggi sul quotidiano che si concentra su “Paradossi, indegnità, gravi rischi” legati al mancato avvio di un governo M5S-Lega. Per Tarquinio, “c’è solo una spiegazione per la mancata nascita del governo gialloverde del professor avvocato Giuseppe Conte: i due leader politici che ne avevano costruito a tavolino programma e compagine ministeriale, cioè Matteo Salvini e Luigi Di Maio, non l’hanno voluto più. O, almeno, non l’hanno più voluto così come l’avevano ufficialmente presentato e congegnato”. Infatti, “appare semplicemente insensato – spiega il direttore – che due capi politici mandino all’aria un difficilissimo lavoro di cucitura fatto ormai al 99 per cento per l’impuntatura sul nome di un ministro, sia pure per una casella assai importante come quella del titolare della politica economica e fiscale”. Secondo Tarquinio, “è sotto gli occhi dell’intera opinione pubblica, anche di quella ora eccitata all’insulto e persino alla vergognosa minaccia paramafiosa oltre che alla ‘marcia su Roma’ il 2 giugno, che per consentire il risultato della nascita di un ‘governo politico’, il governo gialloverde appunto, Mattarella ha concesso ai giocatori pentastellati e leghisti tutti i ‘tempi supplementari’ che essi gli hanno via via richiesto, dilatando a livelli record la durata della crisi di avvio della XVIII Legislatura”. “La realtà – prosegue il direttore – è che il meno forte ma più navigato dei due leader, Matteo Salvini (17%), è riuscito a imporre al capo della formazione più cospicua ed egemone nell’attuale Parlamento, Luigi Di Maio (32%), non solo un arrembante e arrabbiato ritorno alle urne, ma anche il tema della prossima campagna elettorale” che sarà “su una drammatica scelta ‘Europa sì-Europa no’, ‘euro sì-euro no’” oltre che – “se non si saprà raffreddare e archiviare l’assurdo, pericoloso e a tratti indegno ‘assedio al Quirinale’” – su “una radicale messa in questione degli equilibri istituzionali garantiti dalla Carta del 1948 e dai Trattati che hanno costruito negli anni il ruolo dell’Italia sulla scena continentale e mondiale”. Per Tarquinio, “in ballo dietro slogan e facilonerie sull’Unione europea e sulla moneta comune e sul debito pubblico ci sono davvero i risparmi delle famiglie, l’esistenza e lo sviluppo di imprese grandi e piccole, il lavoro e i servizi essenziali per noi e i nostri figli”. Per il direttore di Avvenire, “l’Italia e gli italiani meritano più trasparenza, più linearità, più verità”. “Mattarella, con l’incarico di servizio a Cottarelli, ha aperto una via ‘neutrale’ all’uscita dalla più paradossale delle crisi. Sino all’ultimo – conclude – la speranza sarà che i signori della politica sappiano usarla al meglio. Nonostante tutto”.

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