Migrazioni: Zanfrini (Univ. Cattolica), “condividere le responsabilità”. Foda (Iom), “segnali positivi da governi”

“Quella dei Global Compacts è un’iniziativa di cui forse non abbiamo sentito parlare abbastanza, ma in cui l’Italia e l’Europa sono chiamati a giocare un ruolo di protagonisti”. A dirlo è stata Laura Zanfrini, docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica dell’Università Cattolica, nel corso del convegno dedicato ai Global Compacts in corso nella sede milanese dell’ateneo. I due accordi globali (non vincolanti) per una miglior gestione delle migrazioni e della mobilità umana, sono in via di discussione in seno all’Assemblea della Nazioni Unite con l’obiettivo di arrivare all’adozione entro la fine del 2018. Per presentare a Milano i due distinti piani – uno per i migranti e uno per i rifugiati – sono intervenuti Federico Soda, direttore dell’Ufficio coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), e Pedro Felipe Camargo, rappresentante regionale per il sud Europa dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). “Il compact sui migranti è strutturato in 22 obiettivi – ha spiegato Soda – ognuno dei quali è poi suddiviso in diversi impegni. L’obiettivo è favorire una collaborazione per la massimizzazione dei benefici delle migrazioni sia per i Paesi di origine che per quelli di destinazione. Si tratta di un processo che ha grandi potenzialità anche se viene negoziato in un periodo difficile”. Soda ha sottolineato l’importanza di adottare un documento che sia in sinergia con la strategia 2030 delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile. “Non è tutto nero – ha proseguito Soda –, ma si tratta di un percorso di lungo periodo perché il rapporto tra migrazione e sviluppo non è né lineare né semplice. Tuttavia sono ottimista su come si stanno muovendo i governi”. Sul fronte del sostegno ai rifugiati Pedro Felipe Camargo dell’Unhcr ha sottolineato la volontà delle Nazioni Unite di “rinforzare un mandato che è già inscritto nella Convenzione di Ginevra del 1951” rafforzando le soluzioni già esistenti – “ritorni volontari, reinsediamenti e integrazione locale, puntando e investendo sulle comunità” – E “cercando anche soluzioni alternative”, ma “sarà necessario adottare anche adeguati strumenti di monitoraggio”. L’obiettivo finale – ha chiosato la professoressa Zanfrini – “dovrebbe essere quello di passare da una logica di pura condivisione dei costi, ad una logica di condivisione delle responsabilità”.

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