Germania: diminuiscono misure coatte e rimpatri di richiedenti asilo ospitati nei “santuari ecclesiastici”

È un periodo di calma relativa in Germania nei rapporti tra Chiese e Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (Bamf) a riguardo dei “santuari ecclesiastici”: cioè l’accordo procedurale legalmente non vincolante in materia di asilo che permette di accogliere nelle strutture della Chiesa cattolica e in quelle della evangelica i casi speciali di disagio nel processo di concessione dell’asilo e che prevede un successivo riesame da parte del Bamf. Nel primo trimestre del 2018 le misure coatte per asilanti ospitati dalle chiese sono state ritardate o impedite in 498 casi. Lo ha annunciato il ministero federale dell’Interno in risposta a una richiesta del gruppo parlamentare Alternativa per la Germania (Afd). Nel 2017 ci sono stati in totale 1.478 casi. Nel 2016, i casi sono stati registrati solo a partire da maggio. A dicembre, c’erano stati 527 casi, ha confermato il ministero con vari comunicati, riconfermando che le notizie ufficiali relative ai richiedenti asilo nei santuari non possono contenere informazioni sull’origine delle persone, che quindi dalle istituzioni governative non verranno rivelate.
Complessivamente, nel primo trimestre del 2018 ci sono stati 507 casi di asilo ecclesiastico, con 9 rimpatri, 1551 casi nel 2017 con complessive 73 deportazioni mentre nei 7 mesi censiti del 2016 su 631 casi 104 richiedenti asilo ospitati nei “santuari” vennero rimpatriati coattamente. L’Afd aveva anche chiesto informazioni statistiche sull’origine di coloro che chiedono protezione. Le informazioni rilasciate dal ministero federale dell’Interno non comprendono il numero di richiedenti asilo assistiti dalla istituzioni ecclesiastiche che hanno ottenuto l’accoglienza della richiesta.

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