Burundi: p. Pulcini (missionario), “se Paese si isola rischio catastrofe economica ed etnica”

“La speranza è che chi governa il Burundi si apra alla comunità internazionale, all’Ue, all’Onu, per il bene del Paese. Altrimenti si rischia di andare verso la catastrofe in termini economici. E poi che si possa ripresentare il problema etnico: quella è la grande paura”. A parlare al Sir dalla sua parrocchia di Kamenge, nella diocesi di Bujumbura, in Burundi, è padre Mario Pulcini, superiore regionale dei saveriani del Burundi, dove vive da 30 anni. Il missionario bergamasco è preoccupato per gli scenari che potrebbero aprirsi dopo gli esiti positivi del referendum voluto dal presidente Pierre Nkurunziza il 17 maggio scorso, che gli permetterà di modificare la Costituzione e governare per altri due mandati di 7 anni, vale a dire fino al 2034. “Troppi sono stati obbligati a votare ‘sì’ per paura, per le minacce ricevute – dice padre Pulcini -. Si sono resi conto che hanno forzato troppo la mano e che probabilmente la maggioranza della popolazione è contro. Prima del referendum è stato impressionante vedere nella tv governativa la marea di gente che partecipava ai meeting dell’opposizione”. Il missionario, aderendo alla posizione dei vescovi del Burundi che hanno fatto una nota prima del referendum dicendosi contrari, ricorda che “per arrivare ad un equilibrio tra le etnie, nella politica, tra i militari,  dell’amministrazione” è stato investito tanto lavoro da parte della comunità internazionale: “Invece così si va verso una monarchia con un presidente che si dichiara ‘dio in terra’”. Padre Pulcini conferma gli omicidi e le violazioni dei diritti umani nei confronti degli oppositori: “Si ce ne sono stati tanti, anche se continuano a smentire.  Si parla di migliaia di persone fuggite per paura, molti dei quali erano sostenitori del ‘no’ al referendum”. Il rischio che ci sia anche una componente etnica esiste e anche se come missionari “non abbiamo paura”, precisa, “dobbiamo fare le debite e giuste attenzioni. Non prendiamo mai posizione in chiesa. Ma quando non vengono rispettati i diritti umani interveniamo, in accordo con i nostri pastori. Bisognava avere un po’ più di pazienza e buon senso e non cancellare un lavoro di anni con un referendum farsa. C’è il rischio che il Burundi si isoli dai Paesi vicini, dalla comunità dei Grandi laghi. Questo non dà sicurezza”.

 

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