Bene comune: mons. Galantino, “il riformismo non basta, serve lo stile degasperiano”

“Si può essere presenti e partecipare in tanti modi alla vita politica del Paese. Osservando la ‘leggerezza’ (banalità, talvolta) delle parole di tanti che occupano le pagine della cronaca, il silenzio sembra essere l’unico grembo capace di partorire, a tempo opportuno, parole sensate e di rievocare azioni (anche politiche) meritevoli di attenzione”. Lo scrive il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nell’articolo pubblicato oggi su “il Sole 24 Ore”, per la rubrica “Testimonianze dai confini”. Oggi, “immersi in pieno nel passaggio verso una nuova intelligenza civile”, il vescovo indica “la memoria di maestri come De Gasperi” per “comprendere come egli non abbia mai voluto seguire dottrine sterili o antiliberali, anzi abbia sempre avuto la preoccupazione che i cattolici non apparissero coloro che operavano per la conservazione di una struttura sociale e statale non voluta, solo ereditata e, in molte parti, ormai marcia”. Un impegno nel quale era sostenuto dall’“ispirazione ideale della politica e della religione al Bene comune”. “Oggi – sostiene mons. Galantino – tutto ciò appare quasi una chimera”. Secondo il segretario generale della Cei, “rispetto al bene comune, il riformismo non basta”. “Diversamente dal Bene comune, che è cura del quotidiano o pena per il presente, il riformismo fine a se stesso appartiene, come categoria, a una stagione della politica che è ormai superata e nella quale si avevano troppe speranze di progresso”. Secondo il vescovo, “governare bene oggi è cosa diversa”. È un “passaggio” che richiede sempre “grandi uomini”, “figure capaci di interpretare il proprio tempo”. “Ci vuole visione profetica e fermezza, competenza e passione: lo stile degasperiano”.

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