50° Humanae vitae: Camillianum; il documento finale, “interventi tecnici sulla fertilità riguardano anche la dimensione relazionale”

“Eventuali interventi tecnici sulla fertilità umana non riguardano solo il corpo, ma la dimensione relazionale della persona, e forse anche la sua dimensione identitaria profonda”. È quanto si legge nel documento di sintesi, dal titolo “Per un dialogo sulla gestione responsabile della generazione umana: possibili punti condivisi e sfide aperte”, presentato ieri sera al Camillianum di Roma, a conclusione del convegno su “l’Humanae vitae 50 anni dopo: tradizione, discernimento pastorale e riflessione bioetica”. All’iniziativa hanno partecipato esponenti di diverse confessioni religiose, che hanno trovato “sei punti fermi condivisi”. Tra questi, la considerazione secondo cui “la fertilità umana è un bene, a prescindere dal fatto che tale capacità venga poi effettivamente esercitata” e che “il processo generativo deve essere responsabile, rispettoso di tutte le relazioni in gioco”. “È importante aver chiari i criteri della capacità genitoriale: accogliere e custodire il figlio, riconoscerlo nella sua autonomia, promuoverne lo sviluppo integrale, qualità che sono l’opposto del possesso e dell’indifferenza”, si legge ancora. Il testo ruota attorno a un dato “nuovo”. “Per la prima volta nella storia dell’umanità le persone della nostra epoca sono in grado di controllare la fertilità umana”. In questa situazione storica emerge l’invito a chiedersi se “le nuove tecniche siano moralmente lecite oppure no, e, se lo sono, entro quali limiti esse possano essere recepite, e quali prospettive esse aprano per la genitorialità responsabile”. Il documento termina con una chiara volontà, quella di “mappare alcuni dei temi oggi in discussione al fine di favorire la convergenza, ove possibile, e chiarire alcuni degli aspetti ancora aperti”.

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