50° Humanae Vitae: mons. Marengo (teologo), “fu un ‘caso serio’ al centro del lavoro di diverse commissioni”

“La lettera enciclica Humanae Vitae, anche al momento della sua redazione, è stata caratterizzata da un percorso particolare”. Lo ha evidenziato mons. Gilfredo Marengo, docente di antropologia teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma, nell’intervento effettuato nell’ambito del convegno in corso al Camillianum “L’Humanae Vitae 50 anni dopo: tradizione, discernimento pastorale e riflessione bioetica. Per un’analisi storico-teologica, medico-sociale, etica e pastorale dell’Enciclica spartiacque del cambiamento d’epoca”. Una due giorni di approfondimento, dialogo e riflessione organizzati dallo stesso Camillianum, dall’Ufficio per la Pastorale familiare del Vicariato di Roma e dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università di Torino. “L’enciclica fu al centro del lavoro di diverse commissioni e molti studiosi inviarono autonomamente le proprie elaborazioni – ha ricordato il teologo –. Divenuta un ‘caso serio’, sull’enciclica si riversò inevitabilmente una serie di tensioni generatesi nell’ambito del Concilio Vaticano II e fu oggetto di una sorta di dicotomia, che ancora oggi la connota seppure in modo più blando, tra dottrina e pastorale”. Intanto, in ambito protestante, ha annunciato Luca Savarino, coordinatore della commissione delle Chiese Valdesi, Metodiste e Battiste sui problemi etici, “si sta preparando un nuovo documento sulla sessualità e sulla riproduzione medicalmente assistita”. “Se da un lato non tutti i modelli di famiglia vanno bene, dall’altro c’è da considerare che i documenti emanati sono elementi di studio e non a carattere normativo”.

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