40 anni legge 194: mons. Galantino, “tutela della maternità rimasta sulla carta”

“La ‘tutela sociale della maternità’, alla quale la legge 194 dedica i primi tre articoli anteponendola già nel titolo alla stessa ‘interruzione volontaria della gravidanza’, è purtroppo rimasta largamente sulla carta, comprimendo il fondamentale diritto umano delle donne italiane di diventare madri”. Lo scrive il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nell’articolo pubblicato oggi su “il Sole 24 Ore”, per la rubrica “Testimonianze dai confini”, alla vigilia dei 40 anni della legge entrata in vigore il 22 maggio 1978. “Il ‘diritto alla procreazione cosciente e responsabile’ che ‘lo Stato garantisce’ sin dall’incipit della legge è un percorso che va ancora adeguatamente attrezzato con iniziative all’altezza della sfida”, sottolinea il vescovo. Ricordando la divisione tra “abortisti” e “pro-life”, mons. Galantino spiega che “per qualcuno si risolve sbrigativamente evocando una linea di faglia tra laici e cattolici, categorie ormai inadeguate per capire cosa si muove dietro lo schermo di usurate polemiche”. “Dopo quarant’anni – aggiunge – è forse il momento di dire che sull’aborto non si tratta più di schierarsi ma di osservare la realtà e lasciarla parlare, senza la pretesa di aver già capito e giudicato”. Snocciolando i numeri degli aborti dall’approvazione della legge 194 (sei milioni), per il vescovo è una “cifra” che “da sola deve far riflettere”, anche “alla luce del drammatico declino della natalità”. “La realtà parla e non sarebbe saggio zittirla”. “Attorno all’aborto si sono costruiti muri e fortificazioni, perdendo forse però di vista che al centro c’è l’origine che tutti ci accomuna – evidenza il segretario generale della Cei -. Ognuno di noi è frutto di un concepimento, una gravidanza, una nascita, di una pro-creazione che è il gesto più umano al quale si possa pensare”.

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