Venezuela: card. Urosa (Caracas), “elezioni del 20 maggio un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano”

Foto Acs

“Le elezioni del 20 maggio sono un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano”: a tre giorni dalle presidenziali venezuelane l’arcivescovo di Caracas, Cardinal Jorge Urosa, in un colloquio con Acs, ribadisce che “anticipare le elezioni presidenziali al 20 maggio rappresenta un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano. Noi abbiamo il diritto di eleggere i nostri leader in libertà e con le modalità appropriate, con la possibilità di raggiungere un risultato democraticamente valido”. Le elezioni quindi, prosegue il porporato, “dovrebbero essere organizzate per l’ultimo trimestre dell’anno, come stabilito dalla Costituzione”. Esse “non risolveranno il problema della crisi sociale, e sono prive di legittimità. Non sono né legali né democratiche”. Secondo l’Arcivescovo, oltre alla Chiesa, “ci sono molti altri gruppi che non sono d’accordo e che si stanno esprimendo. Ad esempio gruppi politici, ma sono molto frammentati, indeboliti, e pesantemente minacciati”. La Chiesa non è l’unica realtà a far udire la propria voce, tuttavia, prosegue il card. Urosa, “forse noi abbiamo un impatto maggiore perché nella società venezuelana la fiducia nei vescovi è molto alta”. A chi ipotizza che le elezioni sarebbero state anticipate perché la situazione economica della nazione non può attendere oltre, il card. Urosa risponde: “Non saprei dire. Ciò che certamente so è che la realtà della vita in Venezuela è miserevole. La mancanza di farmaci e di forniture mediche è estremamente grave, inclusa l’assistenza sanitaria negli ospedali. È drammatica la carenza di generi alimentari di prima necessità e l’elevato costo del cibo, il problema dei trasporti. Un chilo di carne costa l’equivalente di un salario minimo mensile. Un chilo di latte in polvere chi se lo può permettere?”. A proposito degli oltre 4 milioni di persone che hanno abbandonato il Paese, secondo l’Arcivescovo di Caracas “c’è un esodo perché non c’è futuro. Ci sono persone che attraversano a piedi la frontiera in direzione di Cúcuta, in Colombia. La situazione è critica. In questo momento praticamente ogni famiglia venezuelana ha un componente che ha lasciato la nazione”. A proposito delle possibili vie d’uscita dalla crisi, il porporato afferma che “la situazione difficilmente può essere modificata. Quale cambiamento può esserci quando il governo ha occupato ogni posizione delle pubbliche istituzioni? Abbiamo l’Assemblea Nazionale, ma è praticamente paralizzata, così come i partiti politici sono stati efficacemente estromessi. Nel contempo si potrebbe dire che il Venezuela è stato “ipotecato” nel gioco geopolitico internazionale. Il Paese ha abbandonato la cooperazione con alcune nazioni e ha instaurato partnership strategiche con altre, ad esempio nello sfruttamento di petrolio e riserve minerali. Ma noi non dobbiamo smettere di pregare per il nostro Paese e sperare in una soluzione pacifica”.

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