Scontri a Gaza: Di Segni (Ucei), “quanto succede è doloroso per chiunque. Riconoscere chi davvero non desidera la pace ed esporta odio e guerra”

“Non rimanere ciechi e sordi di fronte all’evidenza: riconoscere chi davvero non desidera la pace ed esporta odio e guerra ovunque, riconoscere chi invece che guidare i palestinesi verso il futuro li ingabbia nel passato, chi invece di distribuire speranza, dispensa odio, e invece che proteggere, usa la vita dei suoi stessi cittadini per mantenere il potere”. È quanto chiede – rivolgendosi a opinione pubblica, istituzioni e mondo dell’informazione, la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni dopo i recenti scontri tra l’esercito israeliano e manifestanti palestinese al confine con la Striscia di Gaza. “Quanto succede a Gaza è doloroso per chiunque ha a cuore i diritti umani e lo è anche per chi scrive. Forse lo è ancor più perché oltre al grave lutto per la perdita delle vite, si aggiunge la disperazione per la consapevolezza che potevano essere evitate, se solo avessero voluto – sottolinea la presidente che invita a individuare i veri responsabili della tragedia palestinese – se solo non si fosse obbligato masse di civili ad assembrarsi sul confine. Se solo non si fosse celato sotto la parola “manifestazione” l’intento di raggiungere le città e i villaggi israeliani e spargere sangue e terrore. Forse lo è ancor di più perché al sangue versato si aggiunge la sollecita indignazione di un intero mondo – istituzioni, media, cittadini – che condanna e pensa di fare giustizia accogliendo come vera la più grave strumentalizzazione che vi possa essere, negando ad Israele il diritto di difendersi e di non vedere trucidati i propri cittadini e bruciati i propri insediamenti”. Nel comunicato Di Segni lamenta “il sostegno pieno e universale ad un’associazione terroristica e ad una leadership palestinese che continua a non riconoscere il diritto all’esistenza di Israele e a riconoscere una Shoah auto ricercata, quando non negata. Che continua ad organizzare una sistematica e sofisticatissima guerra armata. Che continua ad usare i soldi che la comunità internazionale riversa nelle casse di Gaza per costruire costosissimi tunnel del terrore e armare milizie, formate da bambini e di giovani, invece che usarli per realizzare infrastrutture pubbliche e dare un futuro alla sua popolazione, in un territorio ricevuto oltre dieci anni fa per farlo fiorire”.

La Presidente dell’Ucei ricorda anche che è “Israele, e non certo Hamas, che sistematicamente porge una mano ad ogni ferito per curarlo nei propri ospedali e con tecnologie israeliane. Perché la memoria della storia dei tanti massacri subiti, l’antisemitismo e il radicalismo li conosciamo bene e vorremmo disperatamente far comprendere questo male antico a tutti voi che siete convinti di potervi svegliare domani mattina e continuare ad andare al lavoro e a scuola e a cucinare quel che più vi piace”. “Siamo e siete responsabili tutti assieme” continua Di Segni, “perché oltre alle immagini e al di là delle feroci urla e vendette d’odio, è dovere di ogni istituzione e organo di stampa chiedersi il perché di quanto si vede e ricordarsi che vi è un lato oscuro della luna che evidentemente non illumina a sufficienza le coscienze e la memoria. Non interessa perché quell’immagine distorta che ci raggiunge nella notte pare sufficiente. Ma è pura illusione e l’Europa nella quale siamo immersi continua sonnambula ad inebriarsi di quella luce. E prima o poi, e molto prima di quanto non immaginiamo quelle forze che oggi si abbattono su Israele i suoi confini, raggiungeranno sia fisicamente, sia con loro ideologie, anche le nostre terre, invadendo le nostre giornate e diventeranno l’incubo delle nostre notti. Nessun raggio di luna sarà allora sufficiente”. “Qui non si nega la possibilità di criticare le scelte di un governo, che sia quello di Israele o degli Stati Uniti, ma di condividere il concetto di vita. Di capire – annota Di Segni – che i nostri figli non saranno mai e poi mai venduti per una manciata di dollari a seminare odio e morte, ma cresciuti con l’amore per una terra coltivata con fatica e resi partecipi delle più belle celebrazioni internazionali. Qui non si tratta di decidere se Gerusalemme ha o meno uno status internazionale e di quali patti nucleari mantenere ma di non rimanere ciechi e sordi di fronte all’evidenza: distinguere chi davvero non desidera la pace ed esporta odio e guerra ovunque, distinguere chi invece che guidare i palestinesi verso il futuro li ingabbia nel passato, chi invece di distribuire speranza, dispensa odio, e invece che proteggere, usa la vita dei suoi stessi cittadini per mantenere il potere. La comunità internazionale – conclude – deve finalmente alzare la voce contro tutto questo, aiutata da un’informazione veramente libera da preconcetti e da retoriche che non servono alla pace che tutti desideriamo, primi fra tutti israeliani e palestinesi che sognano di vivere con le loro famiglie. Questo è quello che vi chiediamo”.

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