Migranti: Hein (Luiss), “preoccupati per politiche europee su asilo” e incognita dei Paesi “sicuri”

Oggi tutte le politiche in Europa “hanno il denominatore comune di scoraggiare i migranti e richiedenti asilo. Fare sì che l’Europa diventi meno attraente e lanciare il messaggio: rimanete dove siete”. Lo ha detto stasera a Roma Cristopher Hein, professore della Luiss – Guido Carli e consulente del Cir (Centro italiano rifugiati), nel suo intervento al corso di formazione “Aiutarli a casa loro” organizzato dal Centro Astalli alla Pontificia Università Gregoriana. Hein e il Centro Astalli sono molto preoccupati del processo di riforma per la revisione del sistema d’asilo europeo, orientato finora a restringere i diritti alla protezione umanitaria sulla base del concetto di Paese di origine “sicuro” o Paese terzo “sicuro”. “Oggi siamo nel mezzo di un negoziato molto difficile – ha osservato –. Siamo lontanissimi dal minimo accordo ma tutto dovrà essere approvato prima delle elezioni europee dell’anno prossimo”. Finora nelle richieste d’asilo in Italia “non abbiamo il concetto di Paese di origine sicuro, né procedure alla frontiera – ha precisato Hein –. Con il regolamento Ue questo diventerà obbligatorio, e tutti gli Stati membri dovranno scoraggiare l’arrivo dei richiedenti asilo. Ci sarà una lista comune di Paesi di origine sicura in cui si suppone che non ci sia violenza, conflitti e persecuzione”. Con paradossi come la Turchia, considerato ad esempio  “Paese terzo sicuro ma non Paese di origine sicuro” per rendere possibile l’accordo con la Ue che ha pagato 6 milioni di euro per trattenere lì i rifugiati. O come l’Afghanistan, che nessun Paese europeo considera “sicuro”, eppure “si parla di rimpatriare 10.000 afghani che non hanno ottenuto la protezione dopo la richiesta d’asilo”. Tutto ciò nonostante l’agenzia Ue con sede a Malta abbia pubblicato di recente un rapporto sulla sicurezza in Afghanistan che dimostra quanto la situazione sia peggiorata negli ultimi anni: “È aumentato del 2% il numero di morti civili. È un territorio completamente non sicuro e pericoloso”. In Italia, infatti, “l’85% di afghani ha ottenuto l’asilo, la più alta percentuale in Europa”. E poi c’è la questione della Libia che “certo non è un Paese terzo sicuro”, ma nonostante ciò il 2 febbraio 2017 è stato siglato l’accordo Italia-Libia, appoggiato dall’Ue, per far intercettare i barconi dalla guardia costiera libica e riportarli nei centri di detenzione.

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