Salute: don Falabretti (Snpg), “anche attraverso malattia e sofferenza i giovani possono crescere in umanità, ma vanno attrezzati”

foto SIR/Marco Calvarese

“Come sanno stare nella sofferenza i giovani?”. A porre la domanda è Emanuela Vinai (Ufficio comunicazioni sociali Cei), moderatrice della sessione “Prospettive” che conclude la seconda mattina del convegno “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza” in corso a Roma fino a domani per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Non ha dubbi don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale pastorale giovanile della Cei (Snpg): “Anche attraverso la sofferenza e la malattia un giovane può imparare ad amare, a riscoprire i legami e la presenza dell’altro, a crescere in umanità”, a condizione che “venga attrezzato” e comprenda che “l’uomo forte è colui che sa assumere la propria debolezza”. “Esistono giovani che si ammalano o hanno fragilità fisiche – premette Falabretti – ma in linea generale il giovane è l’essenza della forza e della salute; la malattia non è pertanto uno dei primi argomenti che lo tocca. Tuttavia quando arriva ci si accorge che sarebbe importante arrivarci un po’ attrezzati”. Di qui l’importanza di inserire anche la sofferenza nel più ampio tema educativo aiutando i giovani a capire che “l’uomo è più della sua salute, ha una dignità che va ben oltre perché si è persone sempre, anche nella condizione di fragilità dove la promessa della vita non viene meno”. “Per i giovani la malattia è inaccettabile: dobbiamo aiutarli a non andare in crisi e a portare anche questa fatica”. “Occorre custodire le risorse nascoste per attrezzarli a un’umanità nuova”. Ma questo richiede loro anche “la virtù della fortezza, la capacità di assumere la propria debolezza, passaggio che i giovani non sanno fare con facilità, portati a mostrarsi sempre e comunque forti”. Così, conclude don Falabretti, attraverso la dimensione “della fragilità e della gratitudine” malattia e guarigione “diventano parabola di salvezza”.

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