Embraco: due aziende per salvare tutti i lavoratori. Al Mise presentati i progetti di reindustrializzazione

Sono state finalmente scoperte le carte circa il destino dei lavoratori della Embraco-Whirlpool di Riva di Chieri (Torino). Oggi infatti, presso il Ministero per lo sviluppo economico (Mise), i rappresentanti dei lavoratori hanno ricevuto informazioni dettagliate sulle due imprese che rileveranno lo stabilimento italiano di Embraco riassorbendo soprattutto tutti i lavoratori ancora rimasti.
A dare l’annuncio della conclusione (per ora) del percorso di ricollocazione della manodopera di Embraco, è stato lo stesso ministro Carlo Calenda che ha spiegato come le due aziende “investiranno nell’ex Embraco riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico”.
Ad intervenire è la Ventures Production, una società neocostituita composta all’85% da Ventures srl e al 15% da Guangdong Electric (a sua volta partecipata dal Governo cinese). L’azienda – ha spiegato una nota dei sindacati –, investirà 20 milioni di euro per produrre sistemi di depurazione per l’acqua e robot per la pulizia a secco dei pannelli fotovoltaici. Nel complesso, la società conta di occupare un totale di 474 lavoratori a regime dopo il 2020. Novanta saranno assunti nelle prossime settimane, 372 totali entro giugno 2020. Il periodo da giugno 2018 allo stesso mese del 2020 sarà coperto con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. L’altra azienda ad intervenire è la la torinese Astelav che rigenera frigoriferi usati. In questo caso, l’azienda conta di ampliare la propria attività in un’area di 6mila metri quadrati, dove occuperà 30 lavoratori più altri 10 nel giro di un anno, e dove l’attività partirà nel giro di due mesi per arrivare a regime entro 4 mesi, con un potenziale massimo di lavorazione pari a 50mila pezzi all’anno.
In questo modo i lavoratori rimasti dei 497 di Embraco (gli altri hanno approfittato degli investivi alla fuoriuscita volontaria dall’azienda), saranno tutti ricollocati. Calenda ha sottolineato che per tutta l’operazione non è previsto l’uso di fondi pubblici.
La Embraco aveva annunciato nello scorso ottobre la chiusura dello stabilimento di Riva di Chieri per spostare tutta la produzione (motori per frigoriferi) in Slovacchia. Dopo una serrata trattativa, tutti i licenziamenti erano stati bloccati in attesa della conclusione dell’operazione di reindustrializzazione condotta da Invitalia.
Commenti positivi tutti quelli dei sindacati. “Abbiamo avuto la fortuna di creare una lobby d’insieme di volontà per traguardare il problema”, ha spiegato Dario Basso, segretario generale Uilm Torino, che ha aggiunto: “Questo può essere anche d’esempio perché coniugare le politiche attive con quelle passive”. Mentre Ugo Bolognesi, della Fiom, ha parlato di “Progetti che sembrano interessanti” ma ha sottolineato che “bisognerà poi valutare nella concretezza dei quello che succederà”. Arcangelo Montemarano della Fim Cisl, ha poi ipotizzato che quanto raggiunto possa “essere un esempio di reindustrializzazione seria e vera per tutto il Paese”. Venerdì prossimo le parti si ritroveranno a Torino per esaminare i dettagli dell’operazione e la firma dell’accordo.

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