Dialogo interreligioso: Cei, convegno a Roma con cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh. I “colori del dialogo” in Italia

L’Italia a colori. Aperta al dialogo e all’incontro per dire in questo tempo di paure ed incertezza che “si può, anzi, si deve lavorare insieme”, per la pace, la giustizia, la fraternità. È questo il messaggio che i partecipanti al convegno in corso oggi a Roma su “Dharma e Logos”, monaci e rappresentanti di cinque tradizioni di fede diverse, cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh vogliono lanciare al nostro Paese. L’incontro è promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e dall’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo in collaborazione con l’Unione induista italiana, l’Unione buddhista italiana, la Sikhi Sewa Society e l’Institute of Jainology di Londra. “L’intento – spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei – è cercare di mettere insieme cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh per capire punti di contatto, punti di arricchimento reciproco e diventare una palestra di dialogo”.

Queste tradizioni religiose che provengono dall’Oriente, solcano il nostro Paese, grazie ad una popolazione sempre più numerosa che abita soprattutto al Centro Nord. Una popolazione in gran parte immigrata ma anche fortemente radicata. “L’esigenza che esprimono – spiega Bettega – è quella di esserci, di essere tenuti in considerazione. Desiderano che l’Italia si accorga della loro presenza, che non si sente ospite ma è parte del nostro Paese. E lo è a tutti gli effetti. È gente che non sta ai margini, ma si mette in gioco”. Nell’aprire loro le porte, “emerge una Chiesa che vuole essere aperta, attenta a queste dinamiche che sono in continua evoluzione per cui il mondo di ieri non è quello di oggi e non sarà quello che avremo domani. L’Italia sta diventando sempre più una realtà plurale che richiede occhi e cuore aperti. Se non riusciamo ad abbattere pregiudizi, paure, timori e forse anche un po’ di orgoglio difficilmente riusciremo a costruire quella civiltà impregnata di Vangelo. Una civiltà che non potremo mai costruire da soli”. Una giornata di “dialogo con l’Oriente molto profondo e nuovo”, la definisce Svamini Hamsananda Ghiri, vice-presidente dell’Unione induista italiana. “Una presenza così importante di tutte le religioni e tradizioni orientali – aggiunge – è assolutamente eccezionale”. Sono “i vari colori del dialogo. Il Dalai Lama diceva che le religioni sono sorelle. È dunque la testimonianza che i colori possono stare insieme in armonia e fraternità, che si può, anzi si deve lavorare insieme seppure diversi per la pace e la giustizia”. La Chiesa che apre al dialogo è “una Chiesa che vede l’altro come fratello”.

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