Cor Orans: è il vescovo diocesano che “vigila” sugli “abusi”

Spetta al vescovo diocesano vigilare su eventuali “abusi” commessi nei monasteri femminili. È quanto si legge in “Cor Orans”, l’Istruzione sulla vita contemplativa femminile della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica in cui sono contenute anche le norme per la “vigilanza ecclesiale”, “esercitata principalmente – ma non esclusivamente – mediante la visita regolare di un’autorità esterna ai monasteri stessi”. “Tutti i monasteri femminili, fatta salva l’autonomia interna e l’eventuale esenzione esterna sono soggetti al vescovo diocesano”, si ricorda nel testo a proposito della “sollecitudine pastorale” del vescovo. “La comunità del monastero femminile è soggetta alla potestà del vescovo – si dispone nel documento – al quale deve devoto rispetto e riverenza in ciò che riguarda l’esercizio pubblico del culto divino, la cura delle anime e le forme di apostolato corrispondenti alla propria indole”. Il vescovo diocesano, inoltre, “in occasione della visita pastorale o di altre visite paterne ed anche in caso di necessità, può prendere egli stesso soluzioni opportune quando constata che esistono abusi e dopo che i richiami fatti alla Superiora maggiore non hanno sortito alcun effetto”. Ed è ancora il vescovo che “interviene nell’erezione del monastero dando il consenso scritto prima che venga richiesto il benestare della Sede Apostolica”, che nomina il cappellano e approva i confessori ordinari, “considerando la specificità del carisma proprio e le esigenze della vita fraterna in comunità”. Il vescovo diocesano, infine, “interviene nella soppressione del monastero, esprimendo il proprio parere” e “ha la facoltà per giusta causa di entrare nella clausura e di permettere, con il consenso della Superiora maggiore, ad altre persone di entrarvi”.

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